Purtroppo, aggiungerei!
Mi sembra di esser tornata indietro di un anno, quando le notti erano un'interminabile serie di veglie e le giornate erano un tirar sera attraverso una bolla spessa di nebbia. Solo che ora in casa non c'è un neonato, che per quanto impegnativo dove lo metti sta ma un 1N semovente il cui hobby preferito è -ovviamente- il movimento, meglio se farcito di qualche disastro! Son attaccata alla bottiglia di coca (e chi mi conosce sa che è un pessimo segno, io non bevo praticamente mai coca cola!!) come il Dr. House col Vicodin, ma pare non aver effetto... E purtroppo non è un pecse d'aprile.
Il poveretto, va detto a sua discolpa, ha una tosse che manco un fumatore accanito di Nazionali senza filtro, con aggiunta di un nuovo dente lì lì a completare il panorama delle nostre notti da horror.
Questo potrebbe anche sembrarvi uno scherzo: ieri sera mi son ufficialmente iniziata all'uncinetto, o crochet se voglio sembrare più trendy. E -no, vi ho detto che non è uno scherzo!!!- a farmi da tutor è stato proprio Mr Coppola. Peccato che le sue lezioni infantili non sian andate oltre alla catenella, e qui mi sono arenata anch'io. Ora son a caccia di tutorial, preferibilmente con VIDEO e pure MOLTO CHIARO, ché mi sa che son abbastanza 'na scarpa. Ma non demordo, non ancora.
Se ancora non siete convinti del giorno delle bufale, vi annuncio che il mio consorte, sempre Mr Coppola, ha preso un bel DIPLOMA PER FARE FOTOCOPIE (mai più senza!!!). So che questa più che un pesce d'aprile vi sembrerà una grossa boiata, soprattutto considerando che il suddetto lavora in una ditta farmaceutica e non fa l'Assistente o simili; evidentemente la Svizzera non esaurisce mai le sorprese che ha in serbo per noi, ma questo ve lo racconterò in dettaglio in un altro post!
Ero certa di avere altre chicche da elargirvi, ma ho troppo sonno, la coca è quasi finita, devo ancora stendere e ritirar Leopard al nido...ah, naturalmente BUON 1 APRILE!
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1 aprile 2011
Non è un pesce d'aprile!
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28 marzo 2011
Bärlauchmarkt
Ovvero: il farmers and designers market di primavera!
Quanto ho in antipatia centri commerciali e similaria, tanto amo i mercati, soprattutto i mercatini delle pulci, i farmers market, ovvero i mercati dei produttori locali, i mercati dei designer e di tutte quelle cosucce artigianali che personalmente adoro!
Qui a Basel, oltre ai mercati settimanali, si tengono quattro volte l'anno i Saisonmärkte (mercati stagionali, appunto), in cui oltre a frutta e verdura e altre bontà edibili, espongono e vendono anche artigiani, giovani designer etc. Non immaginatevi niente di imponente, le bancarelle non son molte, ma devo dire che son deliziosie e anche l'atmosfera che si respira è così rilassata, informale, creativa e insieme ruspante che io a ogni stagione non vedo l'ora di farci una capatina!
Quanto ho in antipatia centri commerciali e similaria, tanto amo i mercati, soprattutto i mercatini delle pulci, i farmers market, ovvero i mercati dei produttori locali, i mercati dei designer e di tutte quelle cosucce artigianali che personalmente adoro!
Qui a Basel, oltre ai mercati settimanali, si tengono quattro volte l'anno i Saisonmärkte (mercati stagionali, appunto), in cui oltre a frutta e verdura e altre bontà edibili, espongono e vendono anche artigiani, giovani designer etc. Non immaginatevi niente di imponente, le bancarelle non son molte, ma devo dire che son deliziosie e anche l'atmosfera che si respira è così rilassata, informale, creativa e insieme ruspante che io a ogni stagione non vedo l'ora di farci una capatina!
Ah, una piccola nota: i mercati qui in Svizzera non son posti per risparmiatori: mediamente le cose costan più che al super, il che è tutto dire, ma la qualità è migliore in genere, anche perché appunto son produttori locali, vendono solo frutta e verdura di stagione, bio o no, e in aggiunta confetture, torte, marmellate fatte in casa, succhi, mieli e vini prodotti localmente.
E infine una precisazione: il Bärlauch è l'aglio orsino, se come me non avevate idea di cosa sia, guardate qui, anche la ricetta sembra ottima!
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11 marzo 2011
Svizzera o Babele?
Ovvero: dialetti, pubblicità e strani consulenti del lavoro.
| « Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. » | |
| (dalla Bibbia, Genesi qq, 1-9) |
Non voglio esser blasfema, ma a volte mi chiedo se quando il Signore volle punire l'arroganza umana e lanciò la sua maledizione su Babele pensasse proprio alla Svizzera.
So che questo post è un po' lunghino, so che a volte le discussioni sui dialetti annoiano, ma per chi vive in Svizzera, o ci si vuole trasferire, è un argomento davvero centrale, credetemi, perchè ha a che fare con il lavoro, la possibilità di integrarsi, la vita quotidiana, dlla spesa, al dottore, al corso di yoga. E magari leggete fino in fondo!
Ecco la pubblicità della RAI per il 150enario dell'unità d'Italia.
Il senso: i dialetti sono la nostra storia, la nostra cultura, rappresentano la preservazione delle identità regionali. Ed io son anche d'accordo nel preservarli. Ma la lingua nazionale è una, è l'italiano (e che lingua, se mi permettete!) e in questo per una volta mamma Rai (con tutte le giustificatissime critiche che in genere si prende) ha un grande merito: la diffusione dell'italiano a livello nazionale. Se come disse Massimo d'Azeglio: "Fatta l'Italia, ora bisogna fare gli italiani". La Tv (un po' più tardi) ebbe in questo un grossissimo ruolo. Onestamente anche a me piacerebbe conoscere di più il mio stesso dialetto, ma non mi permetterei mai di parlarlo a uno straniero se non sotto espressa richiesta. Né vorrei che mio figlio conoscesse meglio il dialetto dell'italiano. E oggi, che la società si fa sempre più multietnica, è più che mai necessaria l'apertura e l'utilizzo di una lingua comune.
Ecco ora una pubblicità Svizzera. Una delle tante. Senza ironia. Perché qui, oltre che al super, per strada, nei posti di lavoro, negli asili, in qualsiasi corso decidiate di seguire, in ospedale, anche in Tv (anche su MTV, per dire, anche sulle reti nazionali), anche nelle trasmissioni generaliste è NORMALE parlare DIALETTO (anche se quello che si sente in tv, a onor del vero, è più edulcorato e comprensibile di quello dell'uomo della strada). Perché qui è normale e sacrosanto che anche all'Ikea gli annunci siano fatti in dialetto (SCHWIZERDUTSCH). Va oltretutto considerato che ogni cantone (e ricordo che i cantoni sono ben 26, per uno Stato grande circa quanto la Lombardia) ha il SUO dialetto, e dunque non si può parlare davvero di lingua nazionale.
Il punto non è tanto che loro lo parlino, ma che tu sei discriminato se non lo parli.
Vi faccio un esempio banale.
Un amico argentino che sa molto bene il tedesco e vive a Zurigo, mi ha raccontato che prima di andar a far un colloquio di lavoro nel canton San Gallen, la consulente gli ha consigliato di mentire dicendo che conosce già bene il Züridutsch (il dialetto di Zurigo), ma che si sta impegnando per imparare quello del canton San Gallo, che del resto già capirebbe (sempre secondo cotanta consulente), ma ancora non parla bene. Ora: ma vi sembra? è come se un francese che sa bene l'italiano e vive a Milano dovesse far un colloquio di lavoro a Bergamo, e gli dicono: "mi raccomando, dì che sai bene il milanese e che il bergamasco lo capisci, anche se ancora non lo parli bene!".
Ora, secondo voi, il francese cosa potrebbe risponder al consulente? E secondo voi questo può permettersi di farlo l'Argentino in Svizzera?
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6 marzo 2011
La mia prima volta!
Ovvero: il parrucchiere crucco!
Non è stato facile. A voi sembrerà sciocco probabilmente. Ma camminate qui per strada, guardate le pettinature della gente. È impossibile entrar a cuor leggero da un parrucchiere locale, persino per una come me che raramente si pettina alla mattina e cambia pettinature come cambia il vento. Voglio dire: ci son due generi di donne: quelle che dai 16 ai 76 anni son sempre pettinate alla stessa maniera con variazioni di massimo 5 centimetri in lunghezza. E quelle che sperimentano (andando incontro anche a grossi e antiestetici fallimenti): lungo, medio, corto, cortissimo, biondo, rosso, castano, scalato, dritto, tendenza, classico. A seconda della stagione, dell'umore, delle batoste, delle necessità pratiche.
Io indubbiamente appartengo alla seconda categoria. La monotonia mi stanca e non temo il cambiamento, anzi. Una volta a Londra ho visto un cartello CUT AND GO: 10 POUNDS! E son entrata. Ancora rimpiango quel taglio, dico davvero! Però il parrucchiere crucco un po' di paura me la metteva, lo ammetto!
Incoraggiata dal fatto che ci andava una coppia di amici, che la mia testa gridava vendetta e per un po' non son previsti rientri in Italia, mi son buttata.
Il fatto è che oltretutto sti tedeschi non ti rendon le cose semplici. Devi scegliere se prenotare o no (cambiano i prezzi), quale team vuoi (master o normali), se vuoi farti asciugar i capelli o asciugarteli da sola.
Devo ammettere però che non è stata un'esperienza malvagia:
- Sono RAPIDI. Io odio star dal parrucchiere, la velocità gli dà subito millemila punti di vantaggio.
- Dunque niente attese con riviste idiote, che già non capisco in Italia, ma figuratevi che ne so del gossip locale!
- Parlan TEDESCO, voglio dire hochdeutsch! Ma va!?! Direte voi, sei andata in Germania! Facile dirlo per voi, ma noi traumatizzati abitanti della Svizzera ci aspettiamo dialetti che saltan fuori a ogni piè sospinto, parole incomprensibili, suoni gutturali e tu che ti senti immancabilmente un'idiota perché non capisci una cippa! E invece no, basta superar la frontiera e di colpo la parrucchiera parla un tedesco chiaro e comprensibile e tu che all'inizio stringi i braccioli della poltroncina come se fossi sulla sedia elettrica, puoi allentar la presa, rilassarti e sentirti di nuovo un essere quasi normale in un posto quasi normali: capisci senza sforzo!!!
- Bé i prezzi. Son non solo molto più bassi della Svizzera, ma anche dell'Italia!
Ok, direte voi, ma il taglio? Bè, si, Italian do it better, ma è accettabile. Sí, io ho una frangetta abbastanza idiota oggi, ma come ho detto per fortuna i cambiamenti non mi spaventano, i capelli ricrescono e davvero non credo sia così spaventoso il risultato. O almeno, lo spero!
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3 marzo 2011
Le nuove chicche di pediatrasfizzero
Ormai lo dovreste aver capito. Sparlare di pediatrasfizzero è così facile che è un po' come sparar sulla Croce Rossa. Dovrei trattenermi, forse. Ma è sempre una bella esperienza (tra il tragicomico e l'esperienza esistenziale, direi) farci una capatina, quindi perché non rendervi partecipi?
Sala d'attesa. Leopard contento come se l'avessimo portato al Luna Park: giochi, bambini, il suo mondo insomma! Peccato che come al solito mentre lui si sdilinquisce in urletti eccitati e saluti agli altri nani loro, al solito, lo snobbano. Qui dev'essere cool crescere i bambini un po'... -posso dire quella parola che inizia per S e finisce per I?- un po' così insomma... Lui non demorde e mette in bocca qualsiasi gioco o mattonella che incontra (tanto lui di germi è già pieno, speriam di non raccattarne altri..), alcuni tenta proprio di mangiarseli, ma andiamo oltre.
Fanno il loro ingresso trionfale una mamma con pupo circa 2N (massimo 2 anni e 1/2), e dopo 15 secondi sentiamo: Gennaro, vieni qua!!!
Gennaro?? Ora, io non voglio esser antipatica o politicamente scorretta. Pure il nome che io ho scelto per mio figlio può non piacere, per carità! Ma Gennaro è un po' un dispetto che si fa a 'sto povero bambino! Ma quanto verrà preso in giro a scuola? Se poi volevate dargli la bolla di immigrato italiano, bè il vostro obiettivo l'avete di certo raggiunto alla grande! Ma ve lo immaginate: Ah Gennà, dicci com'è che state ancora e sempre a votare sto (bip bipbiiiiiiip) di Berlusconi voi italiani?? Me è vero che mangiate spaghetto a colazione, pranzo e cena?
Vabbè, tanto per non fargli mancare nulla a Gennaro l'italica mater rifila (Gennaro, hai fame vero? Vieni qui! Mentre quello non ne dava nessun segno!!) una bella merendina confezionata di quelle strabordanti di zuccheri e non paga dei bei salatini sempre industriali, quelli proprio coi pezzettoni di sale! Ora, io non voglio far la madre fissata col cibo e la salute, però telo scrivon ovunque ormai di star buoni con zuccheri e sale... Voi mi direte, ma la povera mamma magari lavora e non ha tempo..Non lavora, fidatevi!
Comunque, lasciamo Gennaro al suo radioso futuro. Tralasciamo l'assistente stordita che ha sbagliato a pesar Leopard: Ma, ma è dimagrito di un chiloooooo??? Ne dubito signora assistente, non è che lo ripesa? Ah, no, pfui, mi ero sbagliata! E te pareva!
E vi sembra che quando Leopard sta male io posso parlar al telefono solo con questa??? No comment!
Veniamo finalmente visitati da pediatrasfizzero. Leo collabora e si diverte. Mr Coppola si incarta un po' a trovar le posizioni consigliate dal medico (ci vuole un corso, pare) per tenerlo fermo, ma ce la facciam con successo! Il pediatra è così soddisfatto del fatto che Leopard non ha pianto nemmeno una volta e si è fatto guardar anche la gola che guarda voluttuoso un barattolo di vetro pieno di bei caramelloni rosa (belli davvero, per carità) e ci dice: le mangia quelle? Io, come sempre, credo (o spero) di aver frainteso. Mi scusi quelle cosa, le caramelle? Facciamo con aria un po' incredula. Al che lui abbassa lo sguardo, contrito, pure un po' imbarazzato, guarda la cartella medica e dice, ah, no, in effetti è un po' piccolo...
Ora i casi son due: o tu pediatra dai ai pupi di un anno le caramelle, e mi sembra piuttosto grave. O non sai quanto è grande Leo, e, vabbè che lui è più alto della media e sembra un po' più grande, comunque, visto che lo conosci da quando è nato e lo vedi tutti i mesi, comunque tanto bello non è! No?
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28 febbraio 2011
Una lunga domenica malaticcia..
Leopard non dà segni di grande miglioramento, anzi mi chiedo quanto muco possa produrre un esserino di 11 chili??!! In più pure io non mi sento tanto bene...
Comunque al quarto giorno di clausura forzata io credo di impazzire (è non è finita, che oggi è il quinto e non so quanto andrà avanti sta solfa..) e mi son messa a far millemila cose, anche considerando che la mucosa creatura ci ha svegliati alle 6.50 e alle 8 avevam già fatto colazione.
Dunque: pulisci casa (ancora, ma quanto sporcan sti bimbi? Credo sia proporzionale al muco che riescon a produrre...), fagli i fumenti con camomilla e bicarbonato, prepara il polpettone alla genovese: leggi con fagiolini e patate, la ricetta l'ho presa qui, anche se mia mamma mi ha fatto notare, che loro lo fanno con la prescensoa, che si può sostituire con la ricotta, mentre questa ricetta è senza formaggio.
Per consolarci di brunch (e per l'ennesima volta, museo Tinguely) saltato ci siam fatti un latte macchiato con brownies, preparati il giorno prima
.Mentre il pupo dormiva io mi son messa a far un pinguino col la pasta fimo (ma sei fuori? Direte voi. Evidentemente si!), per creare una specie di palla di quelle con la neve, sapete, no? Quelle che giri e scende la neve. Ma sveglia come sono è un po' troppo grosso rispetto al contenitore, però è venuto carino, dai..
Si sveglia incavolato come una biscia e cerco di blandirlo con un centrifugato di carota, mela e pera hausgemacht. E il marito ha la brillante idea di usare la polpa avanzata per fare una torta di cui gli avevo parlato, trovata su questo blog di ecocucina, davvero carino e interessante! Quindi vai di torta, che, devo dire, anche se a prima vista sembrava un po' troppo consistente, è venuta davvero gustosa, ottima a colazione!
Finalmente il giro di boa delle 18 è passato: quindi bagnetto, birrozzo, e pizza per tutti (solo la pizza per tutti, il resto equamente suddiviso per fasce d'età!).
Alle 20.15 siam più morti che vivi: ultimo giro di fumenti, lavaggi nasali (e qui non so se si ribella di più Leopard o Mr Coppola, è un bel match, direi!) e un lunga, lunghissima fase di addormentamentopupo...
Evvai posso accender la tv. Ah, che strano, non c'è davvero nulla di anche solo vagamente interessante...Alle 22 mi metto a letto con un libro, alle 22.29 spengo la luce, e faccio bene perché la notte sarà ancora più impegnativa del giorno appena trascorso...
Sí, lo so che è un post tremendo, ma dovete capirmi, o almeno provateci, se vi riesce!
Salvatemiiii!!!
7 febbraio 2011
Primo giorno di inserimento al nido
Ovvero: Leopard1 - mamma 0
Il primo giorno di inserimento è andato. In realtà si è trattato di un colloquio conoscitivo delle abitudini del bambino, orari ecc. Poi Leopard è stato ancora un po`a giocar con gli altri pupi, ma c'eran solo i grandi quindi in pratica lui li inseguiva (sempre strisciando) e loro scappavano. Finchè non ha cominciato a mandar baci a destra e a manca e l'ora si è risolta con 5 marmocchi e una maestra che scoccavan baci qui e là al vento. Insomma lui si è dimostrato come sempre curioso, di buon umore e socievole. In un'ora mi ha cercato 3 volte più un'altra in cui ha dato una facciata per terra. Tutto bene, insomma. Certo forse sarà un po' diverso quando io non sarò lì presente. Oltretutto è vero che i piccolini son delle spugne, però lui ancora non è abituato al tedesco, e..non lo so, mi sa che cominceremo a parlarlo un po' anche a casa, perchè l'idea che di botto gli parlino solo in un'altra lingua mi rende la cosa ancor più difficile, anche se so che così piccoli imparano in un secondo (del resto non è che l'italiano lo capisca alla perfezione a 12 mesi eh??).
A esser proprio sincera alla sola idea di lasciarlo tutto un giorno lì il cuore mi si stringe, lo stomaco mi si chiude, e io faccio fatica a respirare.
Sembra che il distacco sia più difficile per me che per lui al momento, ma staremo a vedere.
Intanto il primo giorno è andato. Lui si è scatenato, era visibilmente stanco visto che siam andati lì dopo pranzo e non aveva fatto il sonnellino. Ha resistito al sonno e alla stanchezza come al solito, ma quando siam usciti è praticamente svenuto nel passeggino e ancora dorme.
Il primo giorno di inserimento è andato. In realtà si è trattato di un colloquio conoscitivo delle abitudini del bambino, orari ecc. Poi Leopard è stato ancora un po`a giocar con gli altri pupi, ma c'eran solo i grandi quindi in pratica lui li inseguiva (sempre strisciando) e loro scappavano. Finchè non ha cominciato a mandar baci a destra e a manca e l'ora si è risolta con 5 marmocchi e una maestra che scoccavan baci qui e là al vento. Insomma lui si è dimostrato come sempre curioso, di buon umore e socievole. In un'ora mi ha cercato 3 volte più un'altra in cui ha dato una facciata per terra. Tutto bene, insomma. Certo forse sarà un po' diverso quando io non sarò lì presente. Oltretutto è vero che i piccolini son delle spugne, però lui ancora non è abituato al tedesco, e..non lo so, mi sa che cominceremo a parlarlo un po' anche a casa, perchè l'idea che di botto gli parlino solo in un'altra lingua mi rende la cosa ancor più difficile, anche se so che così piccoli imparano in un secondo (del resto non è che l'italiano lo capisca alla perfezione a 12 mesi eh??).
A esser proprio sincera alla sola idea di lasciarlo tutto un giorno lì il cuore mi si stringe, lo stomaco mi si chiude, e io faccio fatica a respirare.
Sembra che il distacco sia più difficile per me che per lui al momento, ma staremo a vedere.
Intanto il primo giorno è andato. Lui si è scatenato, era visibilmente stanco visto che siam andati lì dopo pranzo e non aveva fatto il sonnellino. Ha resistito al sonno e alla stanchezza come al solito, ma quando siam usciti è praticamente svenuto nel passeggino e ancora dorme.
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4 febbraio 2011
Allarme rosso!
Ovvero: Allarme alla popolazione in caso di catastrofi
L'altro ieri, puntuale come ogni anno, nel primo pomeriggio son scattate una serie di sirene (e no vi dico quanto fosse contento Leopard ed io con lui, che farlo dormire è stata un'impresa!!) per la prova generale delle sirene svizzere. Vi chiederete: ma che è??
Ebbene: ogni anno si tiene in Sfizzera, ovviamente puntuale sicut orologio, svizzero ca va sans dire, la prova generale delle sirene, cioè tutte le sirene vengon fatte suonare, chiaramente udibili in qualsiasi punto, all'aperto o al chiuso, da qualsiasi cittadino (o ,per esser precisini e attenendomi ai dati, dal 99% della popolazione). Questo per verificarne il funzionamneto, 'nsisammai che dovessero servire per qualche catastrofe.
Cosi recita infatti niente poco di meno che il sito della confederazione Svizzera:
Cosa devon fare i cittadini, vi chiederete voi? Nulla, o detto più elegantemente: non vanno adottate particolari misure di comportamento o di protezione.
Ora le domande che mi pongo son due:
- a che generi di catastrofe si riferiscono? Intendo, la Svizzera non é zona sismica, non mi risulta che vi sina particolari catastrofi naturali, è una nazione storicamente neutrale, insomma ma quando vengon realmente usate ste sirene??
- In secondo luogo: mi sembra giustissimo avvisare tempestivamente ed efficacemente la popolazione, ma la popolazione che deve fare quando sente queste azz di sirene in caso di vero allarme? No, perchè questo non viene mai detto! Dunque: precipitarsi in cantina? Usare i famosi rifugi antiatomici che apre esistan ancora con tanto di razioni alimentari in caso di catastrofe atomica? Gettarsi dalla finestra per strada? Chieder al vicino che mai ti aprirà la porta? Insomma va bene le esercitazioni delle sirene, ma se tanto mi dà tanto non andrebbe fatta esercitar anche la popolazione?
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2 febbraio 2011
Di corsa a Zurigo!!
Ovvero: Zürich su Case da abitare
Qualche giorno fa il mio fratellone mi ha portato un articolo su Zurigo pubblicato su Case da abitare (se vi interessa leggere per intero l'articolo il mese prossimo potrete sfogliar la rivista on line direttamente dal sito).
L'articolo dice cose che io ovviamente già conoscevo, macon quel pizzico di flair che ti fa esclamare (anche tra te e te, non importa come!!): ooooooooh! Ma che posto ficooooo!! Ad esempio vi si afferma: "Arte contemporanea, design e grande architettura firmata Calatrava, Foster e Le Corbusier. La prima città elvetica batte ogni record. Dall'efficienza, risaputa, alla qualità della vita. Non abbiamo dubbi: DI CORSA A ZURIGO".
Di articoli simili mi è già capitato di leggerne, in primis, ad esempio, su D di Repubblica. Dunque leggendo questo pezzi, ci si fa l'idea di una città (e quindi di un Svizzera) sempre al top, con una qualità della vita altissima, creatività e efficienza che vanno a braccetto offrendo al visitatore (e quindi, presumibilmente, al cittadino) standard di vita e cultura elevatissimi.
Del resto la Svizzera è famosa in tutto il mondo, oltre che per i soliti orologi, cioccolata e formaggi, per architettura e design. Mi chiedo allora perché per chi vive qui l'esperienza sia così agli antipodi. Si ha quasi sempre l'impressione di viver in un luogo immobile, dove il tempo si è fermato, e parole quali tendenza, innovazione, avanguardia, ma anche cultura, non son certo quelle a cui pensa lo sprovveduto éxpat catapultato inisvvizzera!
I punti, almeno a mio parere, sono due: un marketing territoriale che spacca, ovvero una grandiosa capacità di vendersi, di creare un'immagine di sé estremamente positiva, minimizzando o addirittura cancellando difetti e pecche (che ci sono, eh, e son pure tante). Quella stessa capacità che manca di certo all'Italia, che con un patrimonio artistico e culturale tra i più ricchi del mondo, un clima mediamente ottimo, una cucina semplicemente divina e varia, un potenziale umano che la Svizzera, ma non solo, se lo sogna, regala all'esterno un'immagine di sé sempre in bilico tra il ridicolo e il grottesco. Questa stessa incapacità si riflette sugli abitanti a mio parere: se parli con uno Svizzero, un tedesco, un americano sembra sempre che faccian lavori grandiosi, abbian incredibili competenze in mille campi, sian sempre sul pezzo insomma; se poi li conosci meglio, o anche capisci semplicemente che lavoro davvero fanno, come vivono, cosa sanno, il ridimensionamento è immediato e quasi brusco.
Ma non può esser solo una questione di immagine, in fondo. Io credo che davvero esista una doppia anima in questo Paese. Una sensibilità altissima e avanzata per l'estetica, il bello, il design da parte di una potente élite, e un diffuso disinteresse e ignoranza (non nel senso dispregiativo, ma di mancanza assoluta di conoscenza e sensibilità) da parte della maggioranza. Voglio dire che ci son incredibili costruzioni, vicino a case a dir poco orrende, giovani designer anticonvenzionali e interessanti, a fianco a branchi di persone che vivono tutti allo stesso modo, seguendo le stesse regole, le stesse abitudini, vestendosi nello stesso modo, senza porsi domande, con pochi interessi. Ci son mostre interessanti, non quanto quelle italiane, (perché, ribadiamolo: quanto offre Milano in un fine settimana in Svizzera lo si vede forse in un anno), ma come al solito, pubblicizzate alla grande! Ma i musei non son mai pieni come da noi. Le persone escono pochino, non amano il teatro, le mostre, insomma mediamente son tutto tranne che intellettualmente curiosi. Non credo di essermi espressa al meglio, ma mi piacerebbe pensare se voi avete avuto un'impressone simile e cosa ne pensate.
Qualche giorno fa il mio fratellone mi ha portato un articolo su Zurigo pubblicato su Case da abitare (se vi interessa leggere per intero l'articolo il mese prossimo potrete sfogliar la rivista on line direttamente dal sito).
L'articolo dice cose che io ovviamente già conoscevo, macon quel pizzico di flair che ti fa esclamare (anche tra te e te, non importa come!!): ooooooooh! Ma che posto ficooooo!! Ad esempio vi si afferma: "Arte contemporanea, design e grande architettura firmata Calatrava, Foster e Le Corbusier. La prima città elvetica batte ogni record. Dall'efficienza, risaputa, alla qualità della vita. Non abbiamo dubbi: DI CORSA A ZURIGO".
Di articoli simili mi è già capitato di leggerne, in primis, ad esempio, su D di Repubblica. Dunque leggendo questo pezzi, ci si fa l'idea di una città (e quindi di un Svizzera) sempre al top, con una qualità della vita altissima, creatività e efficienza che vanno a braccetto offrendo al visitatore (e quindi, presumibilmente, al cittadino) standard di vita e cultura elevatissimi.
Del resto la Svizzera è famosa in tutto il mondo, oltre che per i soliti orologi, cioccolata e formaggi, per architettura e design. Mi chiedo allora perché per chi vive qui l'esperienza sia così agli antipodi. Si ha quasi sempre l'impressione di viver in un luogo immobile, dove il tempo si è fermato, e parole quali tendenza, innovazione, avanguardia, ma anche cultura, non son certo quelle a cui pensa lo sprovveduto éxpat catapultato inisvvizzera!
I punti, almeno a mio parere, sono due: un marketing territoriale che spacca, ovvero una grandiosa capacità di vendersi, di creare un'immagine di sé estremamente positiva, minimizzando o addirittura cancellando difetti e pecche (che ci sono, eh, e son pure tante). Quella stessa capacità che manca di certo all'Italia, che con un patrimonio artistico e culturale tra i più ricchi del mondo, un clima mediamente ottimo, una cucina semplicemente divina e varia, un potenziale umano che la Svizzera, ma non solo, se lo sogna, regala all'esterno un'immagine di sé sempre in bilico tra il ridicolo e il grottesco. Questa stessa incapacità si riflette sugli abitanti a mio parere: se parli con uno Svizzero, un tedesco, un americano sembra sempre che faccian lavori grandiosi, abbian incredibili competenze in mille campi, sian sempre sul pezzo insomma; se poi li conosci meglio, o anche capisci semplicemente che lavoro davvero fanno, come vivono, cosa sanno, il ridimensionamento è immediato e quasi brusco.
Ma non può esser solo una questione di immagine, in fondo. Io credo che davvero esista una doppia anima in questo Paese. Una sensibilità altissima e avanzata per l'estetica, il bello, il design da parte di una potente élite, e un diffuso disinteresse e ignoranza (non nel senso dispregiativo, ma di mancanza assoluta di conoscenza e sensibilità) da parte della maggioranza. Voglio dire che ci son incredibili costruzioni, vicino a case a dir poco orrende, giovani designer anticonvenzionali e interessanti, a fianco a branchi di persone che vivono tutti allo stesso modo, seguendo le stesse regole, le stesse abitudini, vestendosi nello stesso modo, senza porsi domande, con pochi interessi. Ci son mostre interessanti, non quanto quelle italiane, (perché, ribadiamolo: quanto offre Milano in un fine settimana in Svizzera lo si vede forse in un anno), ma come al solito, pubblicizzate alla grande! Ma i musei non son mai pieni come da noi. Le persone escono pochino, non amano il teatro, le mostre, insomma mediamente son tutto tranne che intellettualmente curiosi. Non credo di essermi espressa al meglio, ma mi piacerebbe pensare se voi avete avuto un'impressone simile e cosa ne pensate.
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26 gennaio 2011
Era un notte buia e tempestosa...
Ovvero: il mio parto
È passato quasi un anno. Un anno lunghissimo. Un soffio. E già i ricordi sfumano, ho paura di dimenticare. Un anno fatto di pancia, di odori, di emozioni. Un anno in cui ho scoperto, nonostante da brava cinica non ci credessi minimamente, che l'istinto materno esiste davvero, a dispetto di tutto, a dispetto di me stessa, soprattutto.
Prima che l'anno scocchi davvero e dimentichi tutto, vorrei metter per iscritto (finalmente) i ricordi sul momento clou dell'espulsione del pargolo, altrimenti detto parto.
Quindi eccovelo. Imperfetto, manchevole, forse farcito di luoghi comuni.
Gennaio 2010. Le contrazioni negli ultimi mesi son diventate sempre più numerose e frequenti (ed eran proprio uguali a quelle che precedon il parto, anche se avevo sempre sentito dire che non è così), ma soprattutto la pancia sempre più abnorme. Persino il famoso ginecologo sfizzero mi guardava con aria sempre più terrificata dicendomi: speriam che nasca un po' prima! Invece lui, ancora senza nome, se ne stava ben comodo al calduccio (e ci credo, col freddo che faceva fuori), nonostante lo scarso spazio, ed è arrivato con solo quattro giorni di anticipo.
Io ero convinta che sarebbe arrivato con la neve. E così è stato. La notte tra il 27 e il 28 gennaio ha cominciato a nevicare, e ho perso il famigerato tappo. Son tornata a letto e ho detto a Mr Coppola: amore, credo che si stia muovendo qualcosa... Ah, sì? Zzzzzzzzzzzzzzzzh. Vabbè, grazie per la partecipazione. Quando al corso (non portato a termine accipicchia!) l'ostetrica diceva: quando inizian le doglie se è notte non svegliate il marito, pensavo: ma è pazza?? Già devo partorire, lui che fa il meno devo anche lasciarlo dormire, con l'ansia e il resto?? E invece una calma surreale si è impadronita di me, ed ho pensato: meglio che riposi, e mi son rimessa a letto anch'io.
Al mattino al pancia si è notevolmente abbassata e i dolorini e le contrazioni mi fanno capire che forse ci siamo davvero, però non ne ero convintissima, ripeto: le contrazioni le avevo da mesi, dunque poteva esser il solito falso allarme.
Il consorte va al lavoro e mi dice: vuoi che ti lasci la macchina? No, dico, vabbè indipendente, ma sei scemo?? Andare in ospedale in macchina con le doglie (e pure la neve) mi sembra un po' troppo, no? Mi rivolgo a mia mamma: Secondo te queste son le prime doglie? Risposta: non so, non le ho mai avute! Grazie per l'aiuto, 'ma! E sì che ha avuto due parti naturali, eh? Ma sembra che lei abbia saltato la fase prodromica..
Comunque per la prima volta non ho tanta voglia di uscire (nei giorni precedenti, nonostante il gelo e il mal di schiena mi facevo passeggiate lunghissime). Faccio una doccia per veder se i dolori passano, ma nulla. Decido di ingannar il tempo facendo una torta deliziosa, che avevo assaggiato il sabato prima, l'Apfelstreuselkuchen:
Mentre la torta è in forno chiamo in skype un'amica con un occhio all'orologio ché le contrazioni son regolari ogni dieci minuti ormai. Da qui in avanti (siam in pomeriggio mi sembra di ricordare, ma davvero i ricordi son un po' sfumatie i tempi ancora di più) diventan sempre più forti e ravvicinate, in poco tempo passan da 10 a 4-5 minuti. Scrivo un sms a mr Coppola, ma niente. Poi mi dirà che non aveva il cellulare con sé (ma vi sembra??). Verso le 18 faccio un bagno caldo, ma nulla: le contrazioni continuano come se niente fosse.
Chiama il consorte con voce rilassata: come va? Bè bene, se consideri che ho le contrazioni ogni quattro minuti, verresti a casa magari? Arriva, io son sul letto a cazzeggiar un po' su fb con le amiche, tanto per distrarmi. Misuriam con il cronometro: 3 minuti tra una contrazione e l'altra. Decidiam di mangiar una pasta veloci (che al corso hanno tanto raccomandato di mangiare) e finalmente chiamiam l'ospedale che dice di andar a farmi vedere.
Ovviamente nevica, proprio come nella mia fantasia me l'immaginavo. Arrivo e un'ostetrica mi fa il monitoraggio, mi dice che è tutto ok, a parte la pressione un po' bassa, che son dilatata 3 cm e mi chiede se ho mangiato e se voglio restare o andar ancora a casa. Dico che non ne ho la minima idea, che è lei l'esperta, non potrebbe darmi un suggerimento? Vabbè, decidiam di andar a farci un giro in giardino (sì, col gelo e sotto la neve, saranno le 21 circa), durante la passeggiata tra una contrazione e l'altra (ormai sempre più fortine) decidiam finalmente il nome: e Leonardo sia! Torniam sù diciam all'ostetrica che se non ha nulla in contrario andremmo un paio d'ore a casa (a guardarci Annozero, ma questo l'omettiamo, ovviamente!). Lei ci dice: ma siete pazzi? Ho guardato meglio il tracciato, hai contrazioni ogni due minuti, ma dove vuoi andare??? E gliel'avevo detto io! Mica mentivo eh?? è lei che me l'ha chiesto!
Comunque, ci fa accomodare in questa stanzetta carinissima, con lettino, divanetto e bagno rpivato. Non che me la goda molto, perche da lì a cinque minuti le contrazioni si fanno davvero insopportabili. Intanto cambia il turno, arriva la mia ostetrica, una ragazza tedesca, giovane e minuta, molto dolce e anche brava: ha fatto tutto da sola, e non c'era nessun altro in tutto il reparto! Mi chiede se voglio far un bagno in questa vasca stupenda con oli rilassanti e quant'altro, mi rilasso (per quel che si può) due minuti due ma poi mi si rompon le acque e da lì i dolori son davvero insostenibili e senza tregua, quindi mi rivesto (si fa per dire, ho un bel camice!!) e vado in sala parto! Provo mille posizioni, son stanca e mi sembra davvero di non farcela più, però lei mi dice che son già a 8 cm (leggi: niente epidurale cocca, tra poco ci siamo!), mi incita - e con lei Mr Coppola, che non perde mai la calma- , mi ripete che ce la faccio (e io dico no, mo, e poi no: ich schaffe es nicht!! Credo nel delirio di aver chiesto anche se potevo far almeno una pausa), mi dicon di non spingere, ma davvero mi sembra impossibile, Leonardo dimostra da subito il caratterino che ha e spinge come un pazzo! Finalmente mi permetton di sedermi sullo sgabello per il parto e spingere. Nel frattempo arriva il mio ginecologo, addormentatissimo, che si ascolta il CD che avevo preparato per il travaglio (ma l'unico che se l'è ascoltata è stato lui!! Tipo: bella questa canzone -il mio ginecologo parla italiano- è Paolo Conte?? ehh?!!? Uff, pant, azz, come? Un attimo, che non sento...Ah, no, è Fossati!) e ogni tanto mi porge un bicchier d'acqua! Comunque in non troppe spinte Leopard è finalmente fuori. A metà credo davvero di non farcela, mi dicono: ma nooo, si vedon già i capelli, ne ha tantissimi (in tedesco) !!! Ed io: ma cosa m'importa dei capelli, fatelo uscireeeee!!! Comunque: è lì. Non mi sembra vero. Mi immaginavo un esserino piccolo piccolo. E invece la prima cosa che esclamo è: ma è grande! Ed è bellissimo!!
Me lo metton subito sulla pancia, mentre mi dicon di spinger ancora per espellere la placenta, ma ormai non capisco più nulla, continuo a guardarlo inebetita e dire: è bellissimo, no?? Lo controllano velocemente mentre il medico mi ricuce (e male, ma questo è un altro, triste, capitolo) e poi me lo rimetton al seno e ci lascian tutti e tre un po' sdraiati insieme sul lettino. E io mi chiedo come si può passar in così poco tempo da uno stato di dolore e semidisperazione all'estasi pura. Poi rompon l'incanto, mi fanno alzare (ma non ce la faccio, son troppo debole e perdo davvero troppo sangue) e mi portan in stanza. Caccian il povero papà, mentre mi lascian con Leopard nel letto. Son già le cinque del mattino, a breve albeggerà. Leonardo dorme, io lo guardo, lo annuso, lo tocco e non mi sembra vero. Son sopraffatta dalla mervaglia e non riesco a chiudere occhio. È già mattino, la luce bianca carica di neve entra dalla finestra. È una mattina magica, la neve copre tutti i rumori e rende tutto ovattato e dolce. Arrivan con un enorme vassoio pieno di cose squisite per la colazione. Il mio stomaco finalmente dopo nove mesi si è riaperto e io assaporo tutto e penso: è la nostra prima colazione insieme, ed è perfetta!
È passato quasi un anno. Un anno lunghissimo. Un soffio. E già i ricordi sfumano, ho paura di dimenticare. Un anno fatto di pancia, di odori, di emozioni. Un anno in cui ho scoperto, nonostante da brava cinica non ci credessi minimamente, che l'istinto materno esiste davvero, a dispetto di tutto, a dispetto di me stessa, soprattutto.
Prima che l'anno scocchi davvero e dimentichi tutto, vorrei metter per iscritto (finalmente) i ricordi sul momento clou dell'espulsione del pargolo, altrimenti detto parto.
Quindi eccovelo. Imperfetto, manchevole, forse farcito di luoghi comuni.
Gennaio 2010. Le contrazioni negli ultimi mesi son diventate sempre più numerose e frequenti (ed eran proprio uguali a quelle che precedon il parto, anche se avevo sempre sentito dire che non è così), ma soprattutto la pancia sempre più abnorme. Persino il famoso ginecologo sfizzero mi guardava con aria sempre più terrificata dicendomi: speriam che nasca un po' prima! Invece lui, ancora senza nome, se ne stava ben comodo al calduccio (e ci credo, col freddo che faceva fuori), nonostante lo scarso spazio, ed è arrivato con solo quattro giorni di anticipo.
Io ero convinta che sarebbe arrivato con la neve. E così è stato. La notte tra il 27 e il 28 gennaio ha cominciato a nevicare, e ho perso il famigerato tappo. Son tornata a letto e ho detto a Mr Coppola: amore, credo che si stia muovendo qualcosa... Ah, sì? Zzzzzzzzzzzzzzzzh. Vabbè, grazie per la partecipazione. Quando al corso (non portato a termine accipicchia!) l'ostetrica diceva: quando inizian le doglie se è notte non svegliate il marito, pensavo: ma è pazza?? Già devo partorire, lui che fa il meno devo anche lasciarlo dormire, con l'ansia e il resto?? E invece una calma surreale si è impadronita di me, ed ho pensato: meglio che riposi, e mi son rimessa a letto anch'io.
Al mattino al pancia si è notevolmente abbassata e i dolorini e le contrazioni mi fanno capire che forse ci siamo davvero, però non ne ero convintissima, ripeto: le contrazioni le avevo da mesi, dunque poteva esser il solito falso allarme.
Il consorte va al lavoro e mi dice: vuoi che ti lasci la macchina? No, dico, vabbè indipendente, ma sei scemo?? Andare in ospedale in macchina con le doglie (e pure la neve) mi sembra un po' troppo, no? Mi rivolgo a mia mamma: Secondo te queste son le prime doglie? Risposta: non so, non le ho mai avute! Grazie per l'aiuto, 'ma! E sì che ha avuto due parti naturali, eh? Ma sembra che lei abbia saltato la fase prodromica..
Comunque per la prima volta non ho tanta voglia di uscire (nei giorni precedenti, nonostante il gelo e il mal di schiena mi facevo passeggiate lunghissime). Faccio una doccia per veder se i dolori passano, ma nulla. Decido di ingannar il tempo facendo una torta deliziosa, che avevo assaggiato il sabato prima, l'Apfelstreuselkuchen:
Mentre la torta è in forno chiamo in skype un'amica con un occhio all'orologio ché le contrazioni son regolari ogni dieci minuti ormai. Da qui in avanti (siam in pomeriggio mi sembra di ricordare, ma davvero i ricordi son un po' sfumatie i tempi ancora di più) diventan sempre più forti e ravvicinate, in poco tempo passan da 10 a 4-5 minuti. Scrivo un sms a mr Coppola, ma niente. Poi mi dirà che non aveva il cellulare con sé (ma vi sembra??). Verso le 18 faccio un bagno caldo, ma nulla: le contrazioni continuano come se niente fosse.
Chiama il consorte con voce rilassata: come va? Bè bene, se consideri che ho le contrazioni ogni quattro minuti, verresti a casa magari? Arriva, io son sul letto a cazzeggiar un po' su fb con le amiche, tanto per distrarmi. Misuriam con il cronometro: 3 minuti tra una contrazione e l'altra. Decidiam di mangiar una pasta veloci (che al corso hanno tanto raccomandato di mangiare) e finalmente chiamiam l'ospedale che dice di andar a farmi vedere.
Ovviamente nevica, proprio come nella mia fantasia me l'immaginavo. Arrivo e un'ostetrica mi fa il monitoraggio, mi dice che è tutto ok, a parte la pressione un po' bassa, che son dilatata 3 cm e mi chiede se ho mangiato e se voglio restare o andar ancora a casa. Dico che non ne ho la minima idea, che è lei l'esperta, non potrebbe darmi un suggerimento? Vabbè, decidiam di andar a farci un giro in giardino (sì, col gelo e sotto la neve, saranno le 21 circa), durante la passeggiata tra una contrazione e l'altra (ormai sempre più fortine) decidiam finalmente il nome: e Leonardo sia! Torniam sù diciam all'ostetrica che se non ha nulla in contrario andremmo un paio d'ore a casa (a guardarci Annozero, ma questo l'omettiamo, ovviamente!). Lei ci dice: ma siete pazzi? Ho guardato meglio il tracciato, hai contrazioni ogni due minuti, ma dove vuoi andare??? E gliel'avevo detto io! Mica mentivo eh?? è lei che me l'ha chiesto!
Comunque, ci fa accomodare in questa stanzetta carinissima, con lettino, divanetto e bagno rpivato. Non che me la goda molto, perche da lì a cinque minuti le contrazioni si fanno davvero insopportabili. Intanto cambia il turno, arriva la mia ostetrica, una ragazza tedesca, giovane e minuta, molto dolce e anche brava: ha fatto tutto da sola, e non c'era nessun altro in tutto il reparto! Mi chiede se voglio far un bagno in questa vasca stupenda con oli rilassanti e quant'altro, mi rilasso (per quel che si può) due minuti due ma poi mi si rompon le acque e da lì i dolori son davvero insostenibili e senza tregua, quindi mi rivesto (si fa per dire, ho un bel camice!!) e vado in sala parto! Provo mille posizioni, son stanca e mi sembra davvero di non farcela più, però lei mi dice che son già a 8 cm (leggi: niente epidurale cocca, tra poco ci siamo!), mi incita - e con lei Mr Coppola, che non perde mai la calma- , mi ripete che ce la faccio (e io dico no, mo, e poi no: ich schaffe es nicht!! Credo nel delirio di aver chiesto anche se potevo far almeno una pausa), mi dicon di non spingere, ma davvero mi sembra impossibile, Leonardo dimostra da subito il caratterino che ha e spinge come un pazzo! Finalmente mi permetton di sedermi sullo sgabello per il parto e spingere. Nel frattempo arriva il mio ginecologo, addormentatissimo, che si ascolta il CD che avevo preparato per il travaglio (ma l'unico che se l'è ascoltata è stato lui!! Tipo: bella questa canzone -il mio ginecologo parla italiano- è Paolo Conte?? ehh?!!? Uff, pant, azz, come? Un attimo, che non sento...Ah, no, è Fossati!) e ogni tanto mi porge un bicchier d'acqua! Comunque in non troppe spinte Leopard è finalmente fuori. A metà credo davvero di non farcela, mi dicono: ma nooo, si vedon già i capelli, ne ha tantissimi (in tedesco) !!! Ed io: ma cosa m'importa dei capelli, fatelo uscireeeee!!! Comunque: è lì. Non mi sembra vero. Mi immaginavo un esserino piccolo piccolo. E invece la prima cosa che esclamo è: ma è grande! Ed è bellissimo!!
Me lo metton subito sulla pancia, mentre mi dicon di spinger ancora per espellere la placenta, ma ormai non capisco più nulla, continuo a guardarlo inebetita e dire: è bellissimo, no?? Lo controllano velocemente mentre il medico mi ricuce (e male, ma questo è un altro, triste, capitolo) e poi me lo rimetton al seno e ci lascian tutti e tre un po' sdraiati insieme sul lettino. E io mi chiedo come si può passar in così poco tempo da uno stato di dolore e semidisperazione all'estasi pura. Poi rompon l'incanto, mi fanno alzare (ma non ce la faccio, son troppo debole e perdo davvero troppo sangue) e mi portan in stanza. Caccian il povero papà, mentre mi lascian con Leopard nel letto. Son già le cinque del mattino, a breve albeggerà. Leonardo dorme, io lo guardo, lo annuso, lo tocco e non mi sembra vero. Son sopraffatta dalla mervaglia e non riesco a chiudere occhio. È già mattino, la luce bianca carica di neve entra dalla finestra. È una mattina magica, la neve copre tutti i rumori e rende tutto ovattato e dolce. Arrivan con un enorme vassoio pieno di cose squisite per la colazione. Il mio stomaco finalmente dopo nove mesi si è riaperto e io assaporo tutto e penso: è la nostra prima colazione insieme, ed è perfetta!
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21 gennaio 2011
La disperata ricerca del nido sfizzero (part two)
OVVERO: desolazione!!!
Ci siam andati. Ricordate no? Il secondo nido, la seconda chance. Un po' titubanti, è vero, ma ci dicevamo: DEV'essere meglio! Oltretutto alla richiesta di informazioni questi ci hanno mandato milemilla documenti su principi pedagoci etc. Saranno preparati, fin troppo seri, forse. E poi parlan di cucina bio preparata sul posto, solo frutta e verdura fresca di stagione, giardino, metodo Waldorf (ovvero steineriano). Sì, va bene, è un po' lontano, ma se ne vale la pena...
Ecco, a parte la solita educatrice che ci parla solo in dialetto anche se noi le rispondiam, senza perder la calma e il sorriso, in hochdeutsch e le diciam che siam stranieri. Lei: non c'è problema, qui ci son due bambini che vengon da famiglie che parlan solo tailandese! Evvivaaaa!!! E tu, coi genitori dico, ti ostini a parlar svizzero??? Vabbè, no comment! La prossima volta che becco uno Svizzero in Italia però giuro che gli parlo in milanese! Ah, no, è vero, non so neppure il mio di dialetto...
E il decantato giardino? Lei indica un'aiuola di meno di una decina di metri quadri (quanti saranno: 5, 7 al massimo!!) che si affaccia direttamente sulla strada, senza barriere, senza nulla. Ma qui ci stanno solo un'oretta... Di primo acchito penso di non aver capito bene, sapete com'è: in Svizzero qualche particolare me lo perdo! E invece Mr Coppola appena usciamo mi dice: ma l'hai visto il "giardino"???!!! Noooooo, è quello davvero???? Speravo di non aver capito bene io!!! Immaginateveli: dieci bambini, lì, praticamente immobili per un'ora. E quello che si muove va sotto a una macchina, almeno c'è più posto per gli altri!!
Lo spazio per cambiarli..no comment! I pannolini, al solito, te li porti da casa, tanto per 110 franchi al giorno mica vorrai che ci sian compresi due o tre pannolini, mica vorrai mandarli in rovina 'sti poveretti???
E i metodi pedagogici volevo chieder io? Ma poi le guarda Leopard e gli dice, e tu con cosa giochi, con le macchinine? Macchinine? Ma a 11 mesi non so i vostri figli, ma il mio gioca con cubi in legno, giochi a incastro, scatole di ogni forma e tipo, quella specie di pallottoliere, soprattutto si diverte a scoprir il mondo, insomma giochi di movimento, coordinazione e concentrazione; le macchinine se le fila ancora poco, e mi sembra normale vista l'età, però mi sembra strano che l'educatrice e responsabile del nido altisonantemente definito steineriano pensi che giochi con 'ste benedette macchinine! Ma fosse solo questo, sarebbe davvero il meno...
Cosa dicevo? Ah, sì: desolazione. Per non dir peggio, ovviamente.
19 gennaio 2011
La fantastica avventura della ricerca del nido svizzero
Iniziam il giro dei nidi. Oddio, definirlo giro è un po' pretenzioso a esser onesti: quelli che al momento offron un minimo di disponibilità (una cosa tipo un giorno e mezzo a settimana, non vorremo mica rilassarci troppo??) su tutto il territorio di Basel Stadt sono ben..tattaratà (rullo di tamburi e quant'altro): due.
Oggi siam andati a veder il primo, questo nido (che poi è anche asilo, che qui è tutto insieme dai 3 mesi i 7 anni...e ti credo che poi gli svizzeri mi crescon poco flessibili: li lascian nella stessa stanza per ben 7 anni, poi quando la cambiano impazziscono!!) italo - svizzero.
Dunque, di italo ha ben poco, se non che è inserito nella struttura (un fantastico prefabbricato risalente a non so quali anni) della scuola italo-svizzera, infatti quando ho chiesto (ingenua, io!) che lingue parlavan ai bambini, mi è stato prontamente risposto: Schwizerdutsch!
E poi, con aria mesta: però c'è un'educatrice tedesca che lo svizzero non lo sa, poverina - poverina, l'ha detto lei, io direi: per fortuna! - . E con aria ancor più mesta: e poi gli leggiamo in Hochdeutsch (leggi: quello che al mondo è considerato, semplicemente, tedesco), perché, sapete, il Kanton Basel vuole introdurre il tedesco perché altrimenti i bambini arrivan a sette anni (cioè all'ingresso nelle scuole elementari, che qui è un anno dopo che nel resto d'Europa, va a sapere con che ratio ?!?) che non sanno una parola di tedesco. E c'ha pure ragione 'sto Canton Basilea, volevo dirle io, ma mi son trattenuta! E l'Italiano? Ho domandato io (ingenua, si chiama asilo italo-svizzero, così, per vezzo, vorrai mica che gli parlino italiano, no??? Non che ci tenga, sia chiaro, tanto glielo posso insegnare io l'Italiano, ma se non deve imparar neppur il tedesco, bè quantomeno che parli italiano, o l'inglese, o anche il francese o lo spagnolo, non m'importa, ma solo dialetto lo devo dire: mi fa venir l'orticaria! Per carità lo so che se sto in un Paese devo adeguarmi alle loro usanze, ma potendo scegliere...). Niente italiano, risponde prontamente l'educatrice, solo io lo parlo, e nemmeno benissimo (a onor del vero, neppure malissimo, insomma, per aver la cittadinanza italiana è una chiavica, ma se la considerassi straniera avrebbe davvero un ottimo livello linguistico!).
Educatrici? Due per tutti, una formata (ausgebildet, insomma non laureata, ma con la formazione richiesta qui) e una no. Ma perchè una no? Con tutto quello che costa non potrebbero pagarne due formate ecchecavolo??
Vabbè, a onor del vero devo dire che la direttrice di tutta la scuola italo-svizzera è una signora molto gentile, una che mi piacerebbe aver come vicina di casa, per dire. E la vera cosa positiva del posto è che è a cinque minuti da casa (visto che brava a scovar i lati positivi? Che non mi si dica che son negativa!).
Posso dire che son un po' demoralizzata? Vediam che succede domani con la seconda chance!
18 gennaio 2011
Gender Gap Index
Ovvero: quali sono i Paesi più amici delle donne?
Volevo scrivere, in realtà da mesi, un post a partire dall'inchiesta di Neewsweek "L'Italia non è un Paese per donne", ma cercando qualche dato statistico per non far sproloqui del tutto a caso (anche se io dei dati statistici spesso mi fido poco, dipende dagli indicatori scelti e anche dai metodi di indagine) e anche perché da brava geografa queste cose mi intrippano da morire, mi son andata a controllare Il Gender Gap Index.
Non cercate di cavarvi gli occhi infilando la vostra testa nello schermo: l'Italia non la vedrete, perché si è aggiudicata un vergognosissimo 74.simo posto, ovvero si ritrova al di sotto di paesi come la Mongolia, il Mozambico, l'Uganda.
Ai primi posti, senza grandi sorprese si collocano i Paesi nordici; Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia.
Gli indicatori presi in considerazione sono partecipazione alle attività economiche, livello di istruzione, potere politico, salute e sopravvivenza. Che l'Italia non svetti mi mette un'infinita tristezza, ma non è nemmeno così sorprendente, che ormai il nostro Bel Paese sembra averci abituato al peggio.
Due dati però mi colgon di sorpresa ad esser sincera: il fatto che anche la Francia, ricchissima in servizi, e con un elevato tasso di occupazione femminile, sia piuttosto in basso nella classifica. E il fatto che la Svizzera sia al decimo posto. Ora, sembrerò pazza, ma la Svizzera tutto è tranne che un Paese amico delle donne, pochissime delle quali lavorano, perlomeno una volta diventate madri. Io in Italia (è vero che il mio metro di paragone è Milano, di certo non del tutto in linea con i parametri nazionali) non conosco nessuna donna della mia generazione che dopo la nascita di un figlio ha abbandonato il lavoro (nonostante le inaccettabili discrepanze di trattamento, salariale e non, tra uomo e donna, e le difficoltà pratiche a cui son sottoposte le madri in Italia), o che è stata licenziata allo scadere esatto del periodo di maternità (qui succede, e non è troppo fuori dal comune). In quanto a partecipazione ppolitica, parlare con donne Svizzere di politica è quasi impossibile, se ne disinteressano, non votano, son disinformate. Dunque mi chiedo davvero come sian presi questi dati, e per quanto trovi i dati sull'Italia vergognosi e allarmanti, quanto sian lo specchio reale delle situazioni nei diversi Paesi, e mi piacerebbe sentire anche le vostre opinioni in merito, perché a questo punto mi dichiaro un po' confusa.
Volevo scrivere, in realtà da mesi, un post a partire dall'inchiesta di Neewsweek "L'Italia non è un Paese per donne", ma cercando qualche dato statistico per non far sproloqui del tutto a caso (anche se io dei dati statistici spesso mi fido poco, dipende dagli indicatori scelti e anche dai metodi di indagine) e anche perché da brava geografa queste cose mi intrippano da morire, mi son andata a controllare Il Gender Gap Index.
Non cercate di cavarvi gli occhi infilando la vostra testa nello schermo: l'Italia non la vedrete, perché si è aggiudicata un vergognosissimo 74.simo posto, ovvero si ritrova al di sotto di paesi come la Mongolia, il Mozambico, l'Uganda.
Ai primi posti, senza grandi sorprese si collocano i Paesi nordici; Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia.
Gli indicatori presi in considerazione sono partecipazione alle attività economiche, livello di istruzione, potere politico, salute e sopravvivenza. Che l'Italia non svetti mi mette un'infinita tristezza, ma non è nemmeno così sorprendente, che ormai il nostro Bel Paese sembra averci abituato al peggio.
Due dati però mi colgon di sorpresa ad esser sincera: il fatto che anche la Francia, ricchissima in servizi, e con un elevato tasso di occupazione femminile, sia piuttosto in basso nella classifica. E il fatto che la Svizzera sia al decimo posto. Ora, sembrerò pazza, ma la Svizzera tutto è tranne che un Paese amico delle donne, pochissime delle quali lavorano, perlomeno una volta diventate madri. Io in Italia (è vero che il mio metro di paragone è Milano, di certo non del tutto in linea con i parametri nazionali) non conosco nessuna donna della mia generazione che dopo la nascita di un figlio ha abbandonato il lavoro (nonostante le inaccettabili discrepanze di trattamento, salariale e non, tra uomo e donna, e le difficoltà pratiche a cui son sottoposte le madri in Italia), o che è stata licenziata allo scadere esatto del periodo di maternità (qui succede, e non è troppo fuori dal comune). In quanto a partecipazione ppolitica, parlare con donne Svizzere di politica è quasi impossibile, se ne disinteressano, non votano, son disinformate. Dunque mi chiedo davvero come sian presi questi dati, e per quanto trovi i dati sull'Italia vergognosi e allarmanti, quanto sian lo specchio reale delle situazioni nei diversi Paesi, e mi piacerebbe sentire anche le vostre opinioni in merito, perché a questo punto mi dichiaro un po' confusa.
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svizzera
13 gennaio 2011
Chiedo asilo!
Ovvero: la spinosa questione del nido.
o anche: ma come biiiiiip son considerate le donne da queste parti?
A questo post tengo particolarmente, perché anche se cerco di prenderla con la consueta ironia, è un problema serio, sul piano pratico e su quello sociale, che mi fa andar non poco giù di testa.
No, dico io: voi provate a cercar un nido (Krippe, Kita, Tagesheim che dir si voglia, la situazione non cambia) da queste parti (escludendo chi ha l'enorme fortuna di averne uno convenzionato con la ditta sua o del marito/compagno).
Lo so, lo so. Già so che mi direte tutti: ma anche in Italia è così, impossibile trovar posto al nido e blablabla. Sì, ma voi parlate di nidi pubblici (a parte che bisognerebbe sempre guardar alle eccellenze e prenderne esempio, non ai casi disperati per dire ciapa sù e porta a ca'!!), nevvero? Perché su quelli convenzionati ho messo già una pietra sopra, ma non mi aspettavo di più. Ma quelli privati, che per la cronaca qui costan sui 2200 Franchi al mese (quasi 1800 euri)? Bè, impossibile. La verità è che ce ne sono spaventosamente pochi evidentemente. Non so, ma a Milano (dove comunque il comune dovrebbe impegnarsi moooolto di più, chè il pubblico per me dovrebbe esser garantito sempre e comunque), di nidi privati ce n'è una marea. Qui una moria. E faccio notare che non siam in un paesello di montagna tra mucche e pecorelle, ma Basel se non sbaglio è la terza città della Svizzera per numero di abitanti (immaginatevi le altre!).
Che faccio dunque? Prendo una corda e me la metto al collo, dopo aver ripassato quei nodi che avevo imparato non senza difficoltà agli scout? Mi svizzerizzo e mi rassegno al disperatehousewifismo fino ai 12 anni del pupo?? (per la cronaca: NOOOOOOOOO!!!)
Sì, perché pare che con l'asilo (kindergarten) e la scuola la situazione peggiori. Ma come peggiori, direte voi? Già, come dire: non c'è mai limite al peggio, evidentemente.
Il punto è, oltre alla difficoltà pratica della sottoscritta (che non è da sottovalutare, perché ognuna reagisce come reagisce, ma io a certe situazioni reagisco male): ma nel 2010, anzi 2011, che considerazione c'è della donna se viene dato praticamente per scontato che debba rinunciare al lavoro (e non che possa scegliere di farlo, attenzione, che c'è una gran bella differenza) per accudire ai pargoli, con un possibile reinserimento al momento che i suddetti son abili e arruolati per farsi da mangiar da soli e compagnia bella, vale a dire con un lavoro assolutamente senza grandi qualifiche né responsabilità. Va bene che in alcuni cantoni svizzeri le donne hanno diritto di voto da 30 anni (non è una battuta), ma come si fa a accettarlo senza dire e fare nulla? E soprattutto che Stato è uno Stato che si disinteressa a tal punto delle famiglie, delle donne, dei bambini?
o anche: ma come biiiiiip son considerate le donne da queste parti?
A questo post tengo particolarmente, perché anche se cerco di prenderla con la consueta ironia, è un problema serio, sul piano pratico e su quello sociale, che mi fa andar non poco giù di testa.
No, dico io: voi provate a cercar un nido (Krippe, Kita, Tagesheim che dir si voglia, la situazione non cambia) da queste parti (escludendo chi ha l'enorme fortuna di averne uno convenzionato con la ditta sua o del marito/compagno).
Lo so, lo so. Già so che mi direte tutti: ma anche in Italia è così, impossibile trovar posto al nido e blablabla. Sì, ma voi parlate di nidi pubblici (a parte che bisognerebbe sempre guardar alle eccellenze e prenderne esempio, non ai casi disperati per dire ciapa sù e porta a ca'!!), nevvero? Perché su quelli convenzionati ho messo già una pietra sopra, ma non mi aspettavo di più. Ma quelli privati, che per la cronaca qui costan sui 2200 Franchi al mese (quasi 1800 euri)? Bè, impossibile. La verità è che ce ne sono spaventosamente pochi evidentemente. Non so, ma a Milano (dove comunque il comune dovrebbe impegnarsi moooolto di più, chè il pubblico per me dovrebbe esser garantito sempre e comunque), di nidi privati ce n'è una marea. Qui una moria. E faccio notare che non siam in un paesello di montagna tra mucche e pecorelle, ma Basel se non sbaglio è la terza città della Svizzera per numero di abitanti (immaginatevi le altre!).
Che faccio dunque? Prendo una corda e me la metto al collo, dopo aver ripassato quei nodi che avevo imparato non senza difficoltà agli scout? Mi svizzerizzo e mi rassegno al disperatehousewifismo fino ai 12 anni del pupo?? (per la cronaca: NOOOOOOOOO!!!)
Sì, perché pare che con l'asilo (kindergarten) e la scuola la situazione peggiori. Ma come peggiori, direte voi? Già, come dire: non c'è mai limite al peggio, evidentemente.
Il punto è, oltre alla difficoltà pratica della sottoscritta (che non è da sottovalutare, perché ognuna reagisce come reagisce, ma io a certe situazioni reagisco male): ma nel 2010, anzi 2011, che considerazione c'è della donna se viene dato praticamente per scontato che debba rinunciare al lavoro (e non che possa scegliere di farlo, attenzione, che c'è una gran bella differenza) per accudire ai pargoli, con un possibile reinserimento al momento che i suddetti son abili e arruolati per farsi da mangiar da soli e compagnia bella, vale a dire con un lavoro assolutamente senza grandi qualifiche né responsabilità. Va bene che in alcuni cantoni svizzeri le donne hanno diritto di voto da 30 anni (non è una battuta), ma come si fa a accettarlo senza dire e fare nulla? E soprattutto che Stato è uno Stato che si disinteressa a tal punto delle famiglie, delle donne, dei bambini?
10 gennaio 2011
I'm a woman in Switzerland
Ovvero: di donne svizzere e cadute di stile.
Mi vergogno. Mi vergogno davvero. Ma devo fare outing.
Perdonatemi per quanto sto per scrivere.
Gli svizzeri non son certo campioni di eleganza e buon gusto. Ma le Svizzere, vogliamo parlarne?!!?
Presente la Hunziker? Dimenticatevela! Procaci pastorelle dagli abiti succinti? Maddai!
Perché se gli uomini tutto sommato si salvano ('nsomma) perché nella maggior parte dei casi si mettono abiti un po' anonimi (i soliti completi scuri, per intenderci), la donna svizzera over 30/35 (e per di più se maritata e con prole) abbandona ogni velleità di femminilità a favore di un bel taglio corto di capelli e un abbigliamento che io sintetizzo in due parole: da alpinista lesbica. Non me ne vogliate: non voglio esser politicamente scorretta (mi riferisco alle lesbiche e alle alpiniste: scusatemi!), ci mancherebbe, però a me sembra che la "definizione" calzi a pennello. 'Sti scarponi da montagna di colori improbabili, abbinati a pantaloni dal taglio e le tonalità altrettanto improbabili (per non dire inguardabili), che ovviamente non si intonano affatto con le scarpe. Per poi passare a maglioncioni deformi, peggio, pile (Sì, sì: ho detto proprio pile, ma una come fa a mettersi un pile, a meno che non vada a sciare o far escursioni in montagna??). I colori. Bè, ormai l'avrete capito che gli abbinamenti o il tono su tono, non sono il loro forte..
E i capelli? Sembra che qui le donne, non appena abbian accalappiato un uomo e avviato una relazione similstabile, salutino per sempre i loro bei capelli, a favore di un taglio drasticamente corto. Una precisazione: io non ho nulla contro i capelli corti, anzi in alcuni casi li trovo anche molto sexy, anch'io al momento non li ho lunghi (e non so assolutamente pettinarmi!) , ma questi non posson nemmeno esser chiamati tagli. Son tutti uguali e drasticamente privi di qualsiasi forma e carattere. Generalmente si metton degli occhiali che tutto sono tranne che fashion (ma com'è che tutta hanno gli occhiali, eh sì che non è che studino molto..ma accendetele ste luci in casa, suvvia!!) e nei casi più estremi si tingon un ciuffo di capelli di rosso tendente al viola (il perché non l'ho capito, forse è un segreto che ti confidano solo quando ottieni la cittadinanza svizzera), tanto per completare la gamma cromatica che si portano addosso. Lo giuro. A scuola io faticavo e non poco a riconoscere le mie allieve: son tutte uguali! Tanto che mi ero ripromessa di andar in giro a far foto e poi montarle in un collage a testimonianza di questo strano fenomeno. Un giorno lo farò.
Detto questo.
Quando una vien qui, sul piano estetico si rilassa parecchio, per così dire. Devi far un colloquio di lavoro? Le prime volte pensi e ripensi a come vestirti per far bella figura, esser adeguata ecc., poi ti trovi davanti persone che da noi manco il sabato mattina dopo la palestra al bar, e capisci che comunque sia sarai vestita meglio di loro. E allora abbassi il tiro. Drasticamente. Per non parlare dell'abbigliamento quotidiano. Dopo qualche mese che sei qui ti ritrovi, senza nemmeno accorgertene, a uscir di casa in maniera che in qualsiasi posto al mondo, non parliam in Italia, sarebbe considerato quanto meno sciatto. E manco ne sei consapevole. Io no son mai stata una fan delle marche o del farsi belle per il teatro o gli aperitivi ecc., anzi l'ho sempre considerato un po' provinciale, passatemi il termine, di certo inutile. Ma qui non ricordo nemmeno cosa sia la parola shopping, o parrucchiere. Una gonna, ma che è?? Non voglio dire che esco in tuta (non la metto nemmeno in casa quella, devo esser allergica!), ma non ci arrivo molto lontana. E, lo giuro, non me ne rendo più nemmeno conto.
L'altra sera però son andata a una cena casalinga in cui tutti gli ospiti eran italiani, arrivati in Svizzera da meno tempo di noi. E mi son resa conto con orrore di come ero vestita (e mi ero anche cambiata, eh??). Sarà anche un proposito frivolo, ma giuro che nel 2011 curerò di più il mio look.
Mi vergogno. Mi vergogno davvero. Ma devo fare outing.
Perdonatemi per quanto sto per scrivere.
Gli svizzeri non son certo campioni di eleganza e buon gusto. Ma le Svizzere, vogliamo parlarne?!!?
Presente la Hunziker? Dimenticatevela! Procaci pastorelle dagli abiti succinti? Maddai!
Perché se gli uomini tutto sommato si salvano ('nsomma) perché nella maggior parte dei casi si mettono abiti un po' anonimi (i soliti completi scuri, per intenderci), la donna svizzera over 30/35 (e per di più se maritata e con prole) abbandona ogni velleità di femminilità a favore di un bel taglio corto di capelli e un abbigliamento che io sintetizzo in due parole: da alpinista lesbica. Non me ne vogliate: non voglio esser politicamente scorretta (mi riferisco alle lesbiche e alle alpiniste: scusatemi!), ci mancherebbe, però a me sembra che la "definizione" calzi a pennello. 'Sti scarponi da montagna di colori improbabili, abbinati a pantaloni dal taglio e le tonalità altrettanto improbabili (per non dire inguardabili), che ovviamente non si intonano affatto con le scarpe. Per poi passare a maglioncioni deformi, peggio, pile (Sì, sì: ho detto proprio pile, ma una come fa a mettersi un pile, a meno che non vada a sciare o far escursioni in montagna??). I colori. Bè, ormai l'avrete capito che gli abbinamenti o il tono su tono, non sono il loro forte..
E i capelli? Sembra che qui le donne, non appena abbian accalappiato un uomo e avviato una relazione similstabile, salutino per sempre i loro bei capelli, a favore di un taglio drasticamente corto. Una precisazione: io non ho nulla contro i capelli corti, anzi in alcuni casi li trovo anche molto sexy, anch'io al momento non li ho lunghi (e non so assolutamente pettinarmi!) , ma questi non posson nemmeno esser chiamati tagli. Son tutti uguali e drasticamente privi di qualsiasi forma e carattere. Generalmente si metton degli occhiali che tutto sono tranne che fashion (ma com'è che tutta hanno gli occhiali, eh sì che non è che studino molto..ma accendetele ste luci in casa, suvvia!!) e nei casi più estremi si tingon un ciuffo di capelli di rosso tendente al viola (il perché non l'ho capito, forse è un segreto che ti confidano solo quando ottieni la cittadinanza svizzera), tanto per completare la gamma cromatica che si portano addosso. Lo giuro. A scuola io faticavo e non poco a riconoscere le mie allieve: son tutte uguali! Tanto che mi ero ripromessa di andar in giro a far foto e poi montarle in un collage a testimonianza di questo strano fenomeno. Un giorno lo farò.
Detto questo.
Quando una vien qui, sul piano estetico si rilassa parecchio, per così dire. Devi far un colloquio di lavoro? Le prime volte pensi e ripensi a come vestirti per far bella figura, esser adeguata ecc., poi ti trovi davanti persone che da noi manco il sabato mattina dopo la palestra al bar, e capisci che comunque sia sarai vestita meglio di loro. E allora abbassi il tiro. Drasticamente. Per non parlare dell'abbigliamento quotidiano. Dopo qualche mese che sei qui ti ritrovi, senza nemmeno accorgertene, a uscir di casa in maniera che in qualsiasi posto al mondo, non parliam in Italia, sarebbe considerato quanto meno sciatto. E manco ne sei consapevole. Io no son mai stata una fan delle marche o del farsi belle per il teatro o gli aperitivi ecc., anzi l'ho sempre considerato un po' provinciale, passatemi il termine, di certo inutile. Ma qui non ricordo nemmeno cosa sia la parola shopping, o parrucchiere. Una gonna, ma che è?? Non voglio dire che esco in tuta (non la metto nemmeno in casa quella, devo esser allergica!), ma non ci arrivo molto lontana. E, lo giuro, non me ne rendo più nemmeno conto.
L'altra sera però son andata a una cena casalinga in cui tutti gli ospiti eran italiani, arrivati in Svizzera da meno tempo di noi. E mi son resa conto con orrore di come ero vestita (e mi ero anche cambiata, eh??). Sarà anche un proposito frivolo, ma giuro che nel 2011 curerò di più il mio look.
27 dicembre 2010
Meno sette e sesta malattia
Stamattina ci siam svegliati a meno sette gradi, come dire: quando avevo chiesto a Babbo Natale un po' di refrigerio intendevo che si abbassasse la febbre a Leopard, non che entrassimo in una nuova era glaciale! E invece abbiam trovato i vetri delle finestre ghiacciati. Vogliam parlare di come son isolate bene le case in Svizzera? No, meglio soprassedere, però guardate che carini i disegni sulla finestra:

Comunque, ieri il pargolo si è ricoperto di macchioline rosa-rosse su pancia, collo e viso. Ecco spiegato il mistero della febbre senza sintomi di raffreddamento: la sesta malattia, Dreitage Fieber in tedesco; nome su cui dissento, non è per nulla esplicativo, almeno con sesta malattia capisci che si tratta di una malattia di quelle infettive dei bimbi, no?? Ma ancora di più dissento coi metodi di pediatra sfizzero: è mai possibile che uno non possa mai parlar con lui, ma solo con l'assistente?? Echeccavolo, mica ha studiato medicina questa! Ma se chiamo un medico, voglio parlar con un medico, no? ALtrimenti chiamo mia mamma, la mitica zia Pina che tra figli e nipoti ne ha visti più di un pediatra, mi consulto con un'amica pupomunita o con Wikipedia! Io odio odio odio la sanità di sto paese! Ecco, l'ho detto.
Ora vado a finir di preparar il tutto, che Milano ci aspetta!
Auf Wiedersehen!
Comunque, ieri il pargolo si è ricoperto di macchioline rosa-rosse su pancia, collo e viso. Ecco spiegato il mistero della febbre senza sintomi di raffreddamento: la sesta malattia, Dreitage Fieber in tedesco; nome su cui dissento, non è per nulla esplicativo, almeno con sesta malattia capisci che si tratta di una malattia di quelle infettive dei bimbi, no?? Ma ancora di più dissento coi metodi di pediatra sfizzero: è mai possibile che uno non possa mai parlar con lui, ma solo con l'assistente?? Echeccavolo, mica ha studiato medicina questa! Ma se chiamo un medico, voglio parlar con un medico, no? ALtrimenti chiamo mia mamma, la mitica zia Pina che tra figli e nipoti ne ha visti più di un pediatra, mi consulto con un'amica pupomunita o con Wikipedia! Io odio odio odio la sanità di sto paese! Ecco, l'ho detto.
Ora vado a finir di preparar il tutto, che Milano ci aspetta!
Auf Wiedersehen!
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24 dicembre 2010
White Christmas
E così siamo rimasti qui, a Basel, causa febbrone da cavallo di Leopard e festeggeremo il nostro primo natale sfizzero!
Visto che per ora i festeggiamenti con parenti e amici son rimandati abbiamo fatto un video per augurare a tutti quelli che ci vogliono bene buon Natale e felice anno nuovo:
http://www.youtube.com/watch?v=IYnfVsp3AKM
Caricando le foto mi è stato inevitabile rivivere questo anno intenso e le sue emozioni. Inutile dire che questo è stato l'anno di Leopard. Intendiamoci, non è che non ci sia stato altro. Ci son state nuove conoscenze, c'è stato il lutto per la perdita di una persona cara, io ho portato a termine il mio fantomatico master per cui ho dovuto in parte revisionare in parte redarre un intero libro (e mica è poco, soprattutto con un neonato e senza aiuti), ci son state tante lacrime anche, che la fatica (e gli ormoni), si sa, porta anche quelle. Eppure i miei ricordi, le mie emozioni son tutte lì, concentrate in quel viso paffuto e espressivo, nelle sue manine in eterno movimento, nelle sue risate o nella sua voce che stiamo scoprendo man mano. È stato un anno davvero pieno di amore, di passione, di fatica infinita anche, ma -per citare Fossati- la costruzione di un amore spezza le vene delle mani..
E forse, alla fine, il Natale qui è come un cerchio che si chiude, un'altra esperienza da vivere noi tre, qui, un po' lontani da tutto, ma col cuore vagabondo. E poi nevica oggi, quindi sarà davvero un White Christmas quello di quest'anno!
Che dire: Buon Natale e un augurio di un 2011 pieno di amore e emozioni come è stato il nostro 2010.
Visto che per ora i festeggiamenti con parenti e amici son rimandati abbiamo fatto un video per augurare a tutti quelli che ci vogliono bene buon Natale e felice anno nuovo:
http://www.youtube.com/watch?v=IYnfVsp3AKM
Caricando le foto mi è stato inevitabile rivivere questo anno intenso e le sue emozioni. Inutile dire che questo è stato l'anno di Leopard. Intendiamoci, non è che non ci sia stato altro. Ci son state nuove conoscenze, c'è stato il lutto per la perdita di una persona cara, io ho portato a termine il mio fantomatico master per cui ho dovuto in parte revisionare in parte redarre un intero libro (e mica è poco, soprattutto con un neonato e senza aiuti), ci son state tante lacrime anche, che la fatica (e gli ormoni), si sa, porta anche quelle. Eppure i miei ricordi, le mie emozioni son tutte lì, concentrate in quel viso paffuto e espressivo, nelle sue manine in eterno movimento, nelle sue risate o nella sua voce che stiamo scoprendo man mano. È stato un anno davvero pieno di amore, di passione, di fatica infinita anche, ma -per citare Fossati- la costruzione di un amore spezza le vene delle mani..
E forse, alla fine, il Natale qui è come un cerchio che si chiude, un'altra esperienza da vivere noi tre, qui, un po' lontani da tutto, ma col cuore vagabondo. E poi nevica oggi, quindi sarà davvero un White Christmas quello di quest'anno!
Che dire: Buon Natale e un augurio di un 2011 pieno di amore e emozioni come è stato il nostro 2010.
16 dicembre 2010
Piccola lezione di geografia (fisica e culturale) sulla Svizzera
Dunque, è vero che sulla Svizzera i luoghi comuni si sprecano, e, forse perché è più nota come luogo di villeggiatura e ricchezza che altro, l'immagine che dà all'esterno di sè piuttosto è stereotipata e anche un po' sfasata, però di sentir certe domande e commenti a volte non se ne può proprio più. Qui urge una piccola lezioncina su tre o quattro concetti generali.
1. In Svizzera ci son molte montagne, è vero. Ma non è tutta e solo montuosa. Non siam tutti piccole Heidi che passan la vita a scorazzar sui pascoli con Peter e le caprette che fanno ciao, o a sciare a S. Moritz. Per esempio Basel, dove vive la sottoscritta, è in pianura: presente quella cosa bella piatta? Tipo Milano, per darvi un'idea. Quindi (questo è un appello, una preghiera, una richiesta ufficiale: fate un po' come volete) basta, basta e ancora basta con frasi e commenti del tipo: "sì, da voi fa freddo, ma è un bel freddo secco, mica come qui!" No, ma chi ve l'ha detto? Non è che perchè qualche volta siete andati, che so, a sciare in Svizzera conoscete il clima e il tasso di umidità di tutte le città elvetiche. Che oltretutto con tutti 'sti laghi e fiumi, ma come fa a esser secco, mi dico io?? Anzi, lo sapete che a Zurigo piove più che a Londra?
2. II cantoni non sono quattro (come quelli del gioco), così come recita santa Wikipedia:
I cantoni della Svizzera, in numero di 26, sono gli Stati che compongono la Confederazione Elvetica, cioè lo Stato federale svizzero.
3. LA Svizzera è piccola, sì, indubbiamente. Però non si limita al Canton Ticino. Dunque quando uno dice che vive in Svizzera non è automatico che sia Lugano o Chiasso, e che sia automaticamente attaccato a Milano (per ulteriori info suo cantoni si rimanda al punto due e a Wikipedia).
4. Le lingue. Ste benedette lingue. Se i cantoni non son quattro, le lingue ufficiali sì: italiano, francese, tedesco e romancio. In pratica ci sono tre regioni linguistiche e culturali: tedesca, francese, italiana, a cui vanno aggiunte le valli del Canton Grigioni in cui si parla il romancio (in realtà in molte aree si parla in dialetto, ma su questo punto, per non confonder ulteriormente le idee tornerò un'altra volta). Dunque non è che tutti gli Svizzeri parlan tutte e quattro le lingue. Questo per risponder alla domanda semperpresente: Ah, vivi in Svizzera, bè, ma lì parlan Italiano, no? NO.
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10 dicembre 2010
La maleducazione sui mezzi pubblici non ha confini?
Che noi italiani non siam conosciuti nel mondo come campioni di buona educazione direi che è rinomato. Una delle cose che più mi divertono (viste con gli occhi da turista, quando ci sei dentro, hai tempi serratissimi ecc. non è più così divertente) quando torno a Milano è sentir gli insulti e i paroloni che volano sui miei adorati tram, cosa direi abbastanza inconcepibile in Sfizzera (te li mandan gli insulti eh, ma dentro, a bassa, bassissima voce!).
Una cosa che però non mi aspettavo (e qui abbatto anche uno dei pochi luoghi comuni rimasti in piedi sul paese degli orologi, della puntualità e della cioccolata) è che qui la lotta per accaparrarsi il posto sui mezzi pubblici è all'ultimo sangue. Se vi aspettavate ordinate file british style alle fermate di bus&co siete proprio fuori strada: questi se ne stanno con aria indifferente che sembra pensino alla prossima scoperta di rilevanza mondiale che faranno al Cern, e invece son concentratissimi a ripassar la strategia di attacco per la conquista del posto, del tuo posto!
Vecchie che fino a un secondo prima sembravan lì li per trapassare sfoderano energie da 17enni sotto ecstasy e sgomitando spiccan un salto per salire ancora prima che si apran le porte, compassati uomini d'affari usan la 24ore come un macete per farsi largo tra la folla...
Ma almeno se hai il pancione ti faranno sedere, no? Scordatelo. Dico: scordatelo proprio! Che se a Milano ho sommato tre inviti a sedermi e a sopresa qualche passaggio avanti alla cassa del super (soddisfazione unica, se non siete incinte e non avete figli vi consiglio di farvene prestare uno qualche volta, possibilmente vivaciotto: sapete quanti vi fanno passar avanti??!!), qui zero. Non scherzo. Nessuno, dico nessuno, mi ha mai fatta sedere o fatta passar avanti. Questi abbassan la testa e fanno finta di non vederti. Alcuni (ma questo è universale) pensan persino che la pancia sia tipo un guanciale bello morbido e ti spiumacciano, ops, schiacciano, pensando che la protuberanza magicamente rientri e tu occupi d'improvviso meno spazio!
L'altra sera tornavo in treno da Zürich con un'amica. Ora di punta. Entrambe con pupo e passeggino. Ci siam scaracollate per raggiunger il vagone con il posto per portatori di handicap e quindi anche per i kinderwagen (passeggini). Ovviamente era pienissimo, timidamente, con pupo appeso al collo, la mia amica ha cercato di far capire se poteva spostarsi al signore comodamente piazzato nel posto riservato. Secondo voi si è alzato? Macchè! Secondo voi qualcuno ha detto qualcosa in nostra difesa? Macchè. Qualcun'altro ci ha fatte gentilmente sedere? Non sto nemmeno a ripeterlo. Eccoli i gentleman elvetici!
Comunque, ricordo che sulla tube di Londra eran affissi degli adesivi con scritto "lasciar seder le donne incinte" (a cui io ci aggiungerei "e quelle con bambini"). Ora: so che dovrebbe esser una ovvietà, ma visto che non lo è, a me non sembra malaccio l'idea di scriverlo a chiare lettere. In modo che tu e la tua pancia possiate avvicinarvi e far alzar il maleducato di turno semplicemente indicando il cartello. Così, senza bisogno di elemosinare per ottenere quello che è un diritto. E poi se è scritto: a. diventa un obbligo b. chissà mai che non scivoli lentamente nella coscienza delle persone, che se lo trovano sott'occhio mattina e sera andando a scuola, tornando dal lavoro ecc.
Non è secondo me un caso che questi cartelli-pubblicità progresso fossero affissi sempre nella metro londinese:
Quasi quasi lo proporrei come mozione all'Unione Europea..(ops, ma poi la Svizzera ne resterebbe come al solito fuori)
Una cosa che però non mi aspettavo (e qui abbatto anche uno dei pochi luoghi comuni rimasti in piedi sul paese degli orologi, della puntualità e della cioccolata) è che qui la lotta per accaparrarsi il posto sui mezzi pubblici è all'ultimo sangue. Se vi aspettavate ordinate file british style alle fermate di bus&co siete proprio fuori strada: questi se ne stanno con aria indifferente che sembra pensino alla prossima scoperta di rilevanza mondiale che faranno al Cern, e invece son concentratissimi a ripassar la strategia di attacco per la conquista del posto, del tuo posto!
Vecchie che fino a un secondo prima sembravan lì li per trapassare sfoderano energie da 17enni sotto ecstasy e sgomitando spiccan un salto per salire ancora prima che si apran le porte, compassati uomini d'affari usan la 24ore come un macete per farsi largo tra la folla...
Ma almeno se hai il pancione ti faranno sedere, no? Scordatelo. Dico: scordatelo proprio! Che se a Milano ho sommato tre inviti a sedermi e a sopresa qualche passaggio avanti alla cassa del super (soddisfazione unica, se non siete incinte e non avete figli vi consiglio di farvene prestare uno qualche volta, possibilmente vivaciotto: sapete quanti vi fanno passar avanti??!!), qui zero. Non scherzo. Nessuno, dico nessuno, mi ha mai fatta sedere o fatta passar avanti. Questi abbassan la testa e fanno finta di non vederti. Alcuni (ma questo è universale) pensan persino che la pancia sia tipo un guanciale bello morbido e ti spiumacciano, ops, schiacciano, pensando che la protuberanza magicamente rientri e tu occupi d'improvviso meno spazio!
L'altra sera tornavo in treno da Zürich con un'amica. Ora di punta. Entrambe con pupo e passeggino. Ci siam scaracollate per raggiunger il vagone con il posto per portatori di handicap e quindi anche per i kinderwagen (passeggini). Ovviamente era pienissimo, timidamente, con pupo appeso al collo, la mia amica ha cercato di far capire se poteva spostarsi al signore comodamente piazzato nel posto riservato. Secondo voi si è alzato? Macchè! Secondo voi qualcuno ha detto qualcosa in nostra difesa? Macchè. Qualcun'altro ci ha fatte gentilmente sedere? Non sto nemmeno a ripeterlo. Eccoli i gentleman elvetici!
Comunque, ricordo che sulla tube di Londra eran affissi degli adesivi con scritto "lasciar seder le donne incinte" (a cui io ci aggiungerei "e quelle con bambini"). Ora: so che dovrebbe esser una ovvietà, ma visto che non lo è, a me non sembra malaccio l'idea di scriverlo a chiare lettere. In modo che tu e la tua pancia possiate avvicinarvi e far alzar il maleducato di turno semplicemente indicando il cartello. Così, senza bisogno di elemosinare per ottenere quello che è un diritto. E poi se è scritto: a. diventa un obbligo b. chissà mai che non scivoli lentamente nella coscienza delle persone, che se lo trovano sott'occhio mattina e sera andando a scuola, tornando dal lavoro ecc.
Non è secondo me un caso che questi cartelli-pubblicità progresso fossero affissi sempre nella metro londinese:
Quasi quasi lo proporrei come mozione all'Unione Europea..(ops, ma poi la Svizzera ne resterebbe come al solito fuori)
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16 settembre 2010
La paura dell'ottavo mese
Ovvero: c'è sempre un buon motivo per non dormire.
Mesi scivolati via impetuosi, mesi di stanchezza vischiosa e di fatica, mesi di gioie improvvise, luce e calore, di scoperte, di un Leopard esplosivo e pieno di vita, che si è fatto sempre più vero, sempre più "lui".
Su questo tornerò, ma perche' non aprir la stagione autunnale con le nuove chicche e le fantastiche avventure di medicosfizzero (nella fattispecie pediatrasfizzero)?
Perche' se prima dell'estate ci eravam lasciati con un'esperienza surreale e mostruosa in un ospedale elvetico (alla faccia della malasanità italiana e delle famose cliniche svizzere) e i consigli imperdibili ed esaustivi sullo svezzamento (Che gli do? Bah...banana, ai bambini piace sempre la banana! - E con questo il Herr Doctor ha ritenuto concluso l'argomento), ecco le news da rientro:
Dopo 3settimane di quasi quiete sarda, al rientro, dopo notti insonni con pianti e grida inconsolabili che manco a 2 mesi del pupo stavam messi così male (con la differenza che ora pesa come un nano da giardino in cemento armato e non più 4 chili!) mi decido a chiamar pediatrasfizzero e quindi a portarci lo sventurato Leopard.
- Guardi, piange, grida, non dorme..avrà qualcosa, non so: i denti?
§ Si certo i denti son sempre una buona scusa..
-No, ma in che senso? Son loro o no?
§ Sì, ha le gengive dure e infiammate, i denti stan proprio per spuntare, ma ha anche le tonsille arrossate con dei puntini bianchi..
-Ah, ok. Allora povero ha mal di gola, ecco perche' piange e si lamenta così!
§ Bè, sì, però potrebbe esser anche la pauradellottavomese (ecco, ora io ve la traduco così, alla lettera, ma dubito che in italiano si dica proprio così, più plausibile è forse la paura dell'estraneo o l'ansia del distacco, ma chi ne sa di più mi illumini, please!). Insomma c'è sempre un buon motivo per voler star nel lettone con mamma e papà, no??
Ok. Come si direbbe a Milano: Ciapa su e porta a ca'... Morale della favola: Ci sarà sempre un motivo per star svegli, la domanda vera è: ma fino a quando???
E comunque, tanto per la cronaca, con le suppostine per il mal di gola la situazione va mooooolto meglio, alla faccia della pauradellottavomese!! Ecco, me la son tirata...lo so che mi pentirò di averlo detto...
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