Visualizzazione post con etichetta bimbi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bimbi. Mostra tutti i post

17 febbraio 2011

E in principio fu skype

Ovvero: i nativi digitali 

E in principio fu skype.

Perché quando tuo figlio nasce all'estero il primo modo per farlo veder a parenti e amici è ovviamente la webcam. E così per lui veder e comunicare con le persone tramite il computer  diventa da subito la cosa più normale del mondo, tanto che quando sente il TIC che sta a indicare che qualcuno si è connesso o sconnesso da skype lui interrompe qualsiasi attività in cui sia immerso, si gira verso lo schermo del mac e urla: nonnaaaaa!!! Tanto che la suddetta nonna, che vede quasi ogni giorno così,  per lui è indissolubilmente legata al computer stesso e quando la vede dal vivo rimane in principio un po' perplesso.

Sempre parlando di mac scopre ogni giorno delle combinazioni di tasti di cui non sospettiamo nemmeno l'esistenza.
La Pimpa su youtube è stata più volte la nostra salvezza nei casi di pianti inconsolabili (e su questo ha dei gusti precisi, il nostro Leopard: schifa Teletubbies&co, nella sua hot list primeggiano Pimpa (in italiano) e Peppa Pig (in inglese). Sarà che ha una preferenza per la lettera P? Allora è per questo che ultimamente dimostra molto entusiasmo per The Arcore's Nights, la versione di Grease della Sora Cesira su quel P...del Berlusca? Ma sto andando fuori tema, mi sa...

Meglio che torni alla nonna, che l'1enne in questione qualche giorno fa ha chiamato col mio cellulare, facendole prender un accidenti (come si dice dalle nostre parti), sempre perché se vivi all'estero non chiami quasi mai parenti e amici italiani sul cellulare, e lei pensava fosse successo chissà che: "Ma no, mamma, è solo Leopard che mi ha preso il telefonino e ha schiacciato un testo con il numero in memoria..." 
Lo stesso fa col telefono di casa e richiama il padre in ufficio; comincio a temere che componendo numeri a casaccio mi faccia telefonate intercontinentali!!!

Il lettore MP3 viene portato in macchina per distrarlo quando le risorse a nostra destinazione per intrattenerlo scarseggiano (chi vive all'estero si abitua in fretta agli spostamenti, il nostro pupo ha macinato più chilometri in un anno che molti bimbi di dieci anni in Italia, credo!). Le prime foto con la macchina digitale le ha già scattate, e una molto molto vecchia gliela lasciamo per giocarci o per distrarlo quando non vuol andar a letto.

Non crediate che io non sia dalla parte di giochi creativi, manuali, fisici per l'educazione di un bambino (e che lui non li faccia). O che non mi faccia domande e scrupoli sulla liceità, opportunità e educatività di tutto ciò. E lo so che a volte capitoliamo per stanchezza e disperazione. Però una cosa credo: che davvero i bimbo degli anni Dieci (e anche quelli un po' più grandicelli) siano i primi nativi digitali, che imparino prima a usar il computer che ad allacciarsi le scarpe. E avrebbe senso lottare con tutto questo? Non credo. Si sa: il mezzo di per sé è neutro, è il modo in cui lo si usa a far la differenza. Più senso ha cercare di scremare, di educarli pian piano a un uso corretto, consapevole e intelligente di questi mezzi, che oltretutto per noi expat son una manna dal cielo per tenerci in contatto con le persone a cui vogliamo bene, per informarci e come strumento per insegnar l'italiano ai nostri bambini.

10 dicembre 2010

La maleducazione sui mezzi pubblici non ha confini?

Che noi italiani non siam conosciuti nel mondo come campioni di buona educazione direi che è rinomato. Una delle cose che più mi divertono (viste con gli occhi da turista, quando ci sei dentro, hai tempi serratissimi ecc. non è più così divertente) quando torno a Milano è sentir gli insulti e i paroloni che volano sui miei adorati tram, cosa direi abbastanza inconcepibile in Sfizzera (te li mandan gli insulti eh, ma dentro, a bassa, bassissima voce!).

Una cosa che però non mi aspettavo (e qui abbatto anche uno dei pochi luoghi comuni rimasti in piedi sul paese degli orologi, della puntualità e della cioccolata) è che qui la lotta per accaparrarsi il posto sui mezzi pubblici è all'ultimo sangue. Se vi aspettavate ordinate file british style alle fermate di bus&co siete proprio fuori strada: questi se ne stanno con aria indifferente che sembra pensino alla prossima scoperta di rilevanza mondiale che faranno al Cern, e invece son concentratissimi a ripassar la strategia di attacco per la conquista del posto, del tuo posto!
Vecchie che fino a un secondo prima sembravan lì li per trapassare sfoderano energie da 17enni sotto ecstasy e sgomitando spiccan un salto per salire ancora prima che si apran le porte, compassati uomini d'affari usan la 24ore come un macete per farsi largo tra la folla...

Ma almeno se hai il pancione ti faranno sedere, no? Scordatelo. Dico: scordatelo proprio! Che se a Milano ho sommato tre inviti a sedermi e a sopresa qualche passaggio avanti alla cassa del super (soddisfazione unica, se non siete incinte e non avete figli vi consiglio di farvene prestare uno qualche volta, possibilmente vivaciotto: sapete quanti vi fanno passar avanti??!!), qui zero. Non scherzo. Nessuno, dico nessuno, mi ha mai fatta sedere o fatta passar avanti. Questi abbassan la testa e fanno finta di non vederti. Alcuni (ma questo è universale) pensan persino che la pancia sia tipo un guanciale bello morbido e ti spiumacciano, ops, schiacciano, pensando che la protuberanza magicamente rientri e tu occupi d'improvviso meno spazio!

L'altra sera tornavo in treno da Zürich con un'amica. Ora di punta. Entrambe con pupo e passeggino. Ci siam scaracollate per raggiunger il vagone con il posto per portatori di handicap e quindi anche per i kinderwagen (passeggini). Ovviamente era pienissimo, timidamente, con pupo appeso al collo, la mia amica ha cercato di far capire se poteva spostarsi al signore comodamente piazzato nel posto riservato. Secondo voi si è alzato? Macchè! Secondo voi qualcuno ha detto qualcosa in nostra difesa? Macchè. Qualcun'altro ci ha fatte gentilmente sedere? Non sto nemmeno a ripeterlo. Eccoli i gentleman elvetici!

Comunque, ricordo che sulla tube di Londra eran affissi degli adesivi con scritto "lasciar seder le donne incinte" (a cui io ci aggiungerei "e quelle con bambini"). Ora: so che dovrebbe esser una ovvietà, ma visto che non lo è, a me non sembra malaccio l'idea di scriverlo a chiare lettere. In modo che tu e la tua pancia possiate avvicinarvi e far alzar il maleducato di turno semplicemente indicando il cartello. Così, senza bisogno di elemosinare  per ottenere quello che è un diritto. E poi se è scritto: a. diventa un obbligo b. chissà mai che non scivoli lentamente nella coscienza delle persone, che se lo trovano sott'occhio mattina e sera andando a scuola, tornando dal lavoro ecc.
Non è secondo me un caso che questi cartelli-pubblicità progresso fossero affissi sempre nella metro londinese:


Quasi quasi lo proporrei come mozione all'Unione Europea..(ops, ma poi la Svizzera ne resterebbe come al solito fuori)