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17 marzo 2011

I tre giorni più belli

Ovvero: Basler Fasnacht

Pare che sia il più famoso Carnevale della Svizzera (oooooooooooooohhh, frizzi lazzi e immancabili rulli di tamburi! Va detto che ogni città dice del suo che è il più bello, il più divertente, il più famoso, onestamente: grande questo è grande davvero, poi le classifiche fatele voi!!). Quello di Basel viene festeggiato per ultimo, proprio questa settimana quindi, e inizia il lunedì alle 4 di mattina e dura 72 ore esatte, terminando dunque alle 4 del giovedì successivo. In questi giorni Basilea viene letteralmente invasa da carri, gruppi in maschera (sì perché qui non ci sono o quasi singoli che si mascherano, ma si va in giro rigorosamente in gruppi con maschere e carri a tema) e in tutta la città risuonan giorno e notte rulli di tamburi, pifferi e  scampanellii. La città diventa un palcoscenico in continuo movimento per Clique (bande) che improvvisano concerti per le strade. Già nei mesi precedenti si mangiano le Fastenwahe, tradizionali focaccine di carnevale (molto gustose) e vengono vendute le Plaquette (spilline o simboli che si comprano per finanziare l'evento, i prezzi vanno dagli 8 ai 100 franchi). 

Si sa, il carnevale è la festa dei bambini, ma qui no: certo i piccoli partecipano, ma i protagonisti son i grandi, che si preparano per mesi all'evento, cucendosi i vestiti e preparando i carri, studiando le melodie e esercitandosi con i tamburi o i flauti, prendendo giorni di ferie e partecipando attivamente in quello che secondo me è il più grande evento collettivo della città.  Infatti carnevale viene anche chiamato "die drey scheenschte Dääg“ (die drei schönsten Tage, cioè i tre giorni più belli). 

Insomma questo Fastnacht ha proprio l'aria di un rito liberatorio collettivo, del resto non è così che è nato il Carnevale? Si contano circa 18.000 partecipanti attivi, ovvero quelli che indossano le Larve (ovvero le maschere) e sfilano, e ovviamente innumerevoli spettatori "passivi". Il costume deve coprire tutto il corpo, tanto da non lasciar riconoscere  chi lo indossa. A dire il vero io trovo la maggior parte delle maschere piuttosto inquietanti, con ghigni impressionanti e piuttosto sinistri, ma non mancano quelle più colorate, o le rappresentazioni di vip locali (che io non so riconoscere) o personaggi politici della scena locale e internazionale (il Silvio nazionale non manca mai, come anche qualche carro  a lui dedicato, e non per tesserne  le lodi!). 


Una curiosità: le mimose, che in Svizzera non si vedon né per la festa delle donne né in altre occasioni, sono invece molto usate nel carnevale basilese e vengon proprio dalla Liguria!

Che dire d'altro? Lascerei parlare qualche foto al posto mio (anche se tra pioggerella e il pupo che si lamentava non son riuscita a far un granché!):





















Per me a dir il vero dura un po' troppo a lungo e i flauti dopo un po' mi stancano, oltretutto fanno  un po' troppo pifferaio magico (mi riferisco alla melodia ripetuta all'infinito e non molto allegra), del resto io non son una fanatica del carnevale già di mio. Mi piace mascherarmi, mi piacciono le feste, ma qualcosa di più privato e magari che duri una serata e basta! In più vivendo vicino al centro tutto vien paralizzato per giorni e non è comodissimo, però da vedere una volta è interessante, quindi che ne dite di organizzar un supergruppo con tanto di Clique (banda) per l'anno prossimo? Si accettano expat e turisti, donne e uomini, grandi e piccini, partecipate numerosi (sempre che io non riesca a svignarmela nel frattempo)!! 



22 aprile 2009

La Svizzera che non ti aspetti


Il sole fa nuovamente capolino su Basel, e con lui il mio buonumore da animale metereopatico, complice il fatto che abito quasi attaccata al Reno e l'idea di pranzare a piedi nudi lungo il fiume mi riempie di gioia allo stato puro!

Mi dirigo festante verso il fiume, appuntamento col marito, ormai al secolo Mr Coppola (anche se causa primavera più che incipiente ha temporaneamente dismesso il suo adorato copricapo made in London). Il giorno è perfetto per un pic-nic, dunque ho preparato dei tramezzini e mi son dotata di beveraggi e frutta, mi mancherebbero giusto un'allegra gonnellina a pois e dei palloncini colorati al polso per completare il quadretto bucolico!

Mangiamo su una spiaggetta di sassi, piede nudo, occhiale da sole, i vestiti che scivolano via man mano per goderci il caldo, il fiume che ci regala uno sottofondo perfetto: se chiudo gli occhi posso davvero credere di essere sul mio adorato mediterraneo.

Qui lo dico e qui lo nego, ma davvero se il tempo fosse sempre (o almeno spesso) tanto clemente, ci penserei seriamente a non tentar la fuga ogni 3 settimane e a stabilirmici davvero. Tanto ho deciso, ormai son una fan appassionata della decrescita, anzi, dell'austerità gioiosa (un altro giorno mi soffermerò su questo fantastico concetto), e cosa c'è di meglio che abbandonar per un po' le preoccupazioni per la mancanza di lavoro e la sua ricerca ossessiva e concedersi una sana lettura a bordo Reno? Quindi: ciao, ciao amore mio, buon lavoro! Io resto qui ancora un po' a godermela!

Non passan cinque minuti, che si siede a 2 metri da me un vichingo di mezz'età e in 2 nanonsecondi rimane con solo un filo interdentale tra le natiche a leggersi una non meglio specificata cartellina Work. Poco male, mi piace questo lato anticonformista che sfoggia ogni tanto la Svizzera. E poi sempre meglio dei 2 ultrasettantenni in carne (e sempre ignudi) che avevo dribblato all'andata, mettendomi al riparo da una vista non troppo gradevole, soprattutto in pausa pranzo!
Ma -deve'sser l'orario- quasi in contemporanea arrivan un sessantenne rubicondo e un ragazzotto di bell'aspetto e non faccio in tempo a finir la pagina che tutti e due rimangon in costume adamitico.
Il mio spazio vitale ormai è notevolmente ridotto, e soprattutto io, che mi sentivo così libera in canotta e reggiseno, pantaloni arrotolati sopra al ginocchio e piedi nudi (siam sempre in Aprile, in fondo!), mi sento decisamente fuori posto: son l'unica donna ,e per di più vestita, nell'arco di un bel po' di metri.. (ah, fa eccezione una sciura appollaiata su un seggiolino nella spiaggetta attigua, che comunque è molto più svestita di me..anche se potrebbe esser mia nonna!).

E sì che nella coppia son sempre stata io quella un po' alternativa, la più libertaria, quella che dai amore facciam il bagno nudi, ma che ti frega se sto in topless, ma che noia 'sti italiani bacchettoni, liberiamoci da sciocchi schemi mentali!! Ecco, lo ammetto (e un po' me ne vergogno): ho resistito un capitolo e mezzo scarso. Poi mi son rinfilata calze, scarpe e maglietta (a maniche lunghe) e viiiiaaa, pure con lo sguardo basso.

26 febbraio 2009

La pazza del villaggio

Una premessa: io adoro le grandi città. Quelle che vengono tacciate di anonimato ecc. ecc, quelle in cui nessuno ti riconosce e tu puoi camminare, saltellare, canticchiare, o osservare paesaggio, vetrine, passanti totalmente indisturbato. Sarà abitudine, sarà carattere, ma io in posti così mi sento totalmente a mio agio. Tutto quello che è sotto al milione di abitanti mi dà la sgradevole sensazione di esser osservata, come in gabbia.

Secondo punto. Da un mesetto vivo a Basilea, Svizzera, cittadina deliziosa, sì, ci sono anche dei musei e un'università, ma per i miei parametri soffocantemente piccola.

E, non so bene come, mi è venuta l'assurda idea di frequentare un corso di fotografia. Come sempre son l'ultima della classe, quella che non riesce a rispettar le scadenze, accampa scuse, cose così (anche se affrontare un trasloco, posto nuovo, ricerca del lavoro ecc. ecc. è veramente destabilizzante, non è una scusa, ma su questo, magari, tornerò).
Bene: gli esercizi di questa settimana vertivano sulla profondità di campo. Quindi, complice una giornata di sole (ma allora esiste anche qui!!) me ne vado sul fiume dotata di macchina fotografica, 2 obettivi, e Zenzero, un pupazzetto che volevo usare come termine di riferimento nelle mie foto.

Ci sono fotografi che sostengono di riuscire a farsi dimenticare mentre fotografano. Seee. Forse, come dice il mio insegnante, se si piantano sei mesi in un posto, metton radici e diventano un unico conglomerato col paesaggio. Be', io di sicuro non son tra quelli. Son diventata oggetto di interesse, di risate, di curiosità collettiva: i bambini mi hanno presa come punto di riferimento per le loro gare, urlando e correndo attorno a me, come cherokee impazziti intorno a un totem sacrificale, i genitori mi indicavano con sguardo interrogativo all'interlocutore di turno, molti si son chiesti se quello strano pupazzo fosse mio o fosse un alien piombato misteriosamente sulla Terra (finalmente qualcosa di nuovo sotto il cielo svizzero), i vecchi -come sempre- son gli unici che hanno avuto il coraggio di rivolgermi la parola...per dirmi che se volevo più in là c'era un coccodrillo (un coccodrillo???) da fotografare!

Risultato: le foto sono scadenti, io mi son ibernata, ancora non conosco nessuno, ma credo che i basilesi (si dirà così?) già mi additino come la pazza del villaggio.

Sorridi, vale, la vita è bella...